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Erdogan e il gioco delle tre carte

 

Mercoledì 23 luglio a Dyerbaykir c’era ancora nell’aria l’odore acre dei gas CS che era sera. Come in tutte le città curde di Turchia ci sono state mobilitazioni che hanno visto scendere in strada migliaia di manifestanti sull’onda di quanto accaduto a Soruc dove hanno perso la vita 32 giovani. Domandarsi poi come allo stesso tempo l’indomani lo stesso governo che ha represso brutalmente le manifestazioni decida il via libera a raid aerei contro le postazioni ISIS è quantomeno lecito.

Nella giornata di giovedì le tv turche non hanno fatto che raccontare di questa incredibile svolta, mostrando anche immagini di scontri sul confine che era qualche settimana che veniva presidiato ancora più che di solito dai soldati di Ankara. Circa ventimila uomini di reparti scelti erano stati inviati lì dall’inizio di luglio. Schierati sul confine con la Siria e ora pronti ad entrare in azione. Sono stati arrestati anche due presunti complici degli attentatori del Manala Center, notizia cui i media in Turchia hanno dato molto risalto. Non bisogna mai fermarsi alle apparenze, soprattutto in questi casi. Lasciando da parte le complicate analisi geopolitiche su quanto accade in quest’area, non si può non notare che le vittorie di YPJ e YPG in Rojava preoccupano non poco il governo di Erdogan.

Un territorio autonomo completamente in mano ai curdi in Siria è quanto di peggio può capitare dal punto di vista del governo di Ankara, così quanto sta accadendo in questi giorni anche se difficile da decifrare nella sua completezza ci dice chiaramente che per coloro che combattano in Rojava la situazione si complica non poco. Venerdì 24 luglio accade poi che più di 180 militanti dei partiti turchi curdi (HDP e BDP) vengono arrestati in quella che di facciata dovrebbe essere un’operazione anti ISIS. Bisogna quindi aspettarsi altre manifestazioni di piazza e chi lo sa cos’altro. La strada che porta da Dyerbaykir al confine con l’Iraq del Nord è piena di postazioni militari. Autobus e mezzi in genere sono fermati più volte. Sempre lungo questa strada si notano anche piccoli accampamenti di fortuna di gente che è fuggita dalla guerra e che ora deve lottare per sopravvivere.

Appena usciti dalla città di Batman (si chiama proprio così, come il supereroe) si notano tendopoli di fortuna dove piccoli nuclei di persone cercano riparo dalla guerra. Ma anche per loro la situazione andrà peggiorando perché se quanto sta avvenendo in questi giorni sembrano solo avvisaglie, chi lo sa cosa potrà accadere nei prossimi giorni. E’ molto difficile da prevedere, a parte che per questa gente sarà sempre più dura. Se fino a pochi giorni fa ad esempio raggiungere il Rojava dalla Turchia era molto difficile, ora sarà ancora più complicato. Si parla della costruzione da parte del governo turco di un muro lungo centinaia di Km, di un ulteriore rafforzamento delle recinzioni già esistenti e l’arrivo di ancora più uomini e mezzi. Questo a scapito di una popolazione già in difficoltà che non deve solo guardarsi da ISIS. In questi giorni è avvenuto un altro fatto che non deve essere sottovalutato.

Dopo quanto accaduto a Suruc il processo di pace e la tregua che durava da più di due anni tra PKK e governo di Ankara si è ufficialmente chiusa dopo l’uccisione di due poliziotti che secondo l’organizzazione di Ocalan collaboravano con IS. E questo è un fatto che ci riporta indietro nel tempo e che non promette nulla di buono. Anche durante i funerali dei giovani uccisi ci sono state forti tensioni, soprattutto a Istanbul. I servizi di Mednuce, la tv curda che trasmette da Bruxelles, hanno mostrato non solo grandissima partecipazione ai funerali dei ragazzi uccisi ma anche tanta giustificata rabbia. I social network sono stati oscurati per qualche ora per evitare accadesse come durante le proteste di Gezi Park e che il tam tam portasse ancora più gente nelle piazze.

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