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Ragazzi di banlieue, quale futuro?

 

Quanto il tuo futuro può essere determinato dall’immagine che la società ha della scuola dove hai studiato, del quartiere dove vivi? Quali strumenti la scuola può darti per cambiare le tue prospettive? Grazie ad un progetto di ricerca, un gruppo di studenti di una scuola media di Bobigny, periferia disagiata di Parigi, è venuto a Torino come ospite speciale del festival di teatro scolastico plurilingue “Lingue in scena!”. A testimoniare come si può lottare contro la discriminazione territoriale e l’esclusione sociale anche attraverso la pratica del teatro.  

Bobigny è un comune nella periferia nord di Parigi, una banlieue, con tutti i suoi problemi. Nelle banlieue, mancano per la scuola i mezzi e la continuità degli insegnanti e non ci sono pari opportunità di educazione rispetto al resto del territorio. Per correggere l’impatto delle ineguaglianze sociali sulla riuscita scolastica, sono state identificate delle “zone” di educazione prioritaria. A queste zone, sono assegnati più mezzi, Il numero di allievi per classe è più basso, si lavora in rete, si sviluppa ricerca didattica, più mezzi ma non abbastanza rispetto alla eterogeneità della popolazione scolastica. Tutte le scuole di Bobigny sono classificate come  da educazione prioritaria.  E’ in questo contesto, nella scuola media Jean-Pierre Timbaud, che si è sviluppato il progetto di ricerca che ha portato questi ragazzi, tutti provenienti dall’immigrazione, al festival Lingue in Scena!“.

Lingue in Scena! è una iniziativa di Città di Torino e del Goethe-Institut Turin, che si propone di valorizzare  la grande ricchezza linguistica dell’Europa e di promuovere il rispetto delle altre culture. Dal 26 al 30 aprile, liceali di tutta Europa sono venuti a recitare, in lingua originale, un’opera teatrale che appartiene alla cultura di un’altro paese. La presenza, fuori programma, dei giovanissimi di Bobigny  è stata fortemente voluta da Maria de Libero, del Goethe-Institute Turin,  quale esempio di lotta contro la dispersione scolastica.

I ragazzi di Bobigny hanno presentato a Torino uno spettacolo di teatro plurilingue, recitando in inglese e tedesco, lingue d’apprendimento, e anche nella propria lingua di famiglia, in arabo, tamil, creolo,… Il teatro è un grande facilitatore nell’apprendimento delle lingue, ci dice Joelle Aden, professoressa di scienza delle lingue all’Université du Maine e coordinatrice della  ricerca, con la collaborazione di Sandrine Eschenauer del Goethe-Institut di Parigi. Il progetto, che ha durato 4 anni, dall’ingresso in prima media dei ragazzi, si chiama AiLES (Arts in Language Education for an Empathic Society) ed è stato finanziato dalla Fondation de France, una fondazione che agisce nel campo dello sviluppo della conoscenza, della solidarietà  e dell’ambiente. L’obiettivo è stato di  dare valore all’apprendimento delle lingue attraverso la pratica del teatro, facendo vivere le lingue, utilizzando la memoria sensoriale.  Si sono introdotti   nell’insegnamento, con il teatro, meccanismi di empatia che hanno creato un ambiente favorevole alla comprensione dell’altro. Stimolando la capacità degli allievi a passare da una lingua all’altra, si è ottenuta  una plasticità mentale che è la base stessa della tolleranza. “Oltre il potenziale educativo, il teatro è una forma estetica che funge da funzione sociale catartica e che va ben al-di-là degli obiettivi didattici che gli sono attribuiti.”

Lo spettacolo che ha partecipato al festival, “Simply the Best”,  è il risultato di un lavoro sul tema: “Essere liberi, Conformarsi? Ribellarsi?” e mette in scena una classe di banlieue selezionata per partecipare ad un talent show in televisione. Gli allievi si rendono conto, poco a poco, della strumentalizzazione di cui fanno l’oggetto, si rifiutano di conformarsi all’immagine di  “ragazzi di banlieue”, decidono di ribellarsi al voyeurismo della trasmissione e protestano. A loro piace la loro scuola e la loro città.

Joelle Aden ci confida che i ragazzi avevano le lacrime agli occhi, alla fine della rappresentazione. E’ stato un percorso eccezionale che ha portato fino a Torino, a recitare in inglese e tedesco su un palcoscenico, ragazzi mai usciti dalla loro banlieue. Un lavoro di elaborazione, memorizzazione e appropriazione,  reso possibile dal lavoro sulla voce e sul corpo attraverso le improvvisazioni teatrali.

Il gruppo di ragazzi è stato affiancato da professionisti del teatro, due attrici di lingua madre, l’una inglese e l’altra tedesca, una regista e un realizzatore di video. Ogni anno, le improvvisazioni teatrali si sono concentrate su un tema: “incontrarsi”, “la libertà di parola in banlieue”, “chi sono i nostri eroi” e, quest’anno, “conformarsi o ribellarsi”. Per lavorare su quest’ultimo tema, è stato contattato Lutz Hübner,  autore e regista di successo del nuovo teatro tedesco. Hübner ha incontrato gli allievi e ha scritto la pièce a partire dalle improvvisazioni dei ragazzi,  che hanno poi continuato ad arricchire il testo con le loro idee. Cosi è nato “Simply the Best”, lo spettacolo presentato a Torino.

Il tedesco è una lingua difficile per i francesi, soprattutto se insegnato al liceo in seconda lingua. Da tempo proposto solo in classi di ottimo livello, è diventato una disciplina di selezione dei migliori allievi. Non si insegna il tedesco nelle classi di banlieue. Proporre una classe bilingue, a Bobigny, con l’insegnamento in parallelo dell’inglese e del tedesco alle medie, è stato introdurre un elemento di forte dinamicità sociale, dare a questi ragazzi un passaporto per uscire dalla banlieue.

Si è voluto, nel progetto, inserire anche le lingue parlate in famiglia per riabilitare la visione che i ragazzi hanno della propria lingua e della propria cultura, un modo per rispettarli e aiutarli a costruire la propria identità in un contesto plurilingue. Con il teatro, si apprende ad esistere insieme all’altro, a vederlo e a rispettare la sua cultura.

Il progetto ha permesso ai ragazzi di avvicinarsi alle discipline artistiche sia da attori che da spettatori. Anche grazie alla collaborazione di un’associazione del territorio “Citoyenneté  Jeunesse”.  I ragazzi hanno assistito a spettacoli di teatro e di danza, sono usciti dal loro quartiere e hanno potuto vedere anche la Tour Eiffel, finalmente!

Il progetto si è allargato nel tempo in modo trasversale, coinvolgendo più classi e professori di altre materie scolastiche. Si è creata una comunità di ricerca e di pratica che ha prodotto nuove opportunità per gli insegnanti.  Una tesi di dottorato verificherà ora l’impatto del progetto sulla visione che i ragazzi hanno sviluppato di loro stessi nella società. Ma è sicuro che delle prospettive nuove si sono aperte per loro.

Frattempo, la riforma della scuola é in corso di implementazione,  accompagnata da un grande dibattito sul ruolo centrale della scuola media. Questo perché nel 2013 la Francia ha scoperto, dopo la pubblicazione del rapporto PISA (Programme for International Student Assessment) dell’OCSE, di essere  un paese di ineguaglianza nell’accesso all’educazione: la scuola francese ha lavorato e lavora  per le sue elite, tralasciando i ragazzi in difficoltà. E’ urgente intervenire perché il rapporto  PISA  ha dimostrato che i paesi che lottano di più contro il determinismo sociale sono anche quelli che hanno il sistema scolastico più performante.

Credits foto: Fred Furgol

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