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Babelmed alla scoperta delle origini della romfobia in Francia, Italia, Spagna e Turchia

 

Romfobia in Europa: viaggio tra Francia, Italia, Spagna e Turchia

I rom, i sinti, i kalé, i manouches e i romanichels sono circa 16 milioni nel mondo, di cui 12 milioni in Europa, e subiscono gravi discriminazioni, continue violazioni dei loro diritti fondamentali e numerose aggressioni di natura razzista in tutti i Paesi di insediamento.

La Risoluzione approvata nel 2011 dall’UE sulla “strategia per l’integrazione rom” mostrava una situazione allarmante: nel continente migliaia di persone appartenenti a questi gruppi vivono in condizioni di estrema emarginazione e povertà, aggravate dalle politiche di esclusione sociale di alcuni governi.

Ma qual è la realtà in cui vivono? Sono veramente tutti di origine rom, o molti di loro sono parte di quel nuovo mondo povero europeo, noto come “quarto mondo”? Riducendo e semplificando l’enorme complessità dei gruppi romanès a una minoranza compatta e monolitica le istituzioni europee non stanno forse tentando di “etnicizzare” chi vive ai margini delle nostre società per non dover affrontare il preoccupante e inarrestabile processo di impoverimento che ormai riguarda tutti, non solo queste minoranze?

Babelmed ha iniziato ad approfondire il tema della romfobia nell’ambito del progetto “R.O.M Rights For Minorities” con un primo ciclo di inchieste giornalistiche in Francia, Italia, Spagna e Turchia sulle origini storiche, sociali, culturali, economiche delle mitologie e degli stereotipi che riguardano questi gruppi nei quattro paesi coinvolti.

Le origini della discriminazione a confronto

Il viaggio alla scoperta delle origini della discriminazione contro la popolazione romanès in Europa parte dalla Francia che, come scrive Nathalie Galesne, «non si si sottrae a questo fenomeno», a partire dal «discorso dei dirigenti» che «ha largamente contribuito a esacerbare la polarizzazione contro i cosiddetti “rom”» («Dagli Zingari ai Rom. Antiche e nuove mitologie»).

L’analisi italiana di Federica Araco parte invece dall’esperienza vissuta da due donne che abitano in un campo attrezzato di Roma: «parlarne per loro è l’unico modo per non continuare a subire: entrambe considerano la comunicazione e la corretta informazione gli antidoti più efficaci contro la paura, la diffidenza e il razzismo che da sempre colpiscono le loro comunità» («I soliti zingari»).

Si apre invece con le parole del sociologo Jiménez Gonzales l’inchiesta sulle origini della romfobia condotta da Cristina Artoni in Spagna: «Raccontami, gitano, dov’è la nostra terra? Le nostre montagne, i nostri fiumi, le nostre terre, i nostri boschi, la nostra patria, i nostri sepolcri? Si trovano nel luogo delle parole, dentro la nostra lingua» («Il lungo cammino per l’integrazione dei kalé di Spagna»).

Infine Övgü Pinar racconta dalla Turchia che in questo paese la comunità romanès non è riconosciuta come minoranza e di conseguenza non è legalmente protetta. «Benché i Rom che vivono in Turchia siano musulmani, hanno la propria cultura e le proprie tradizioni – ha spiegato Hacer Foggo, dell’ERRC Human Rights Monitor – Ma la cultura dominante tenta di normalizzare tutti coloro che non appartengono alla maggioranza» («I rom in Turchia: non riconosciuti né protetti»).

Per informazioni sul progetto e sulle future inchieste che verranno realizzare nel suo ambito cliccare qui: R.O.M. Rights For Minorities.

Da cartadiroma.org

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