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Turchia (e non solo), nuove restrizioni alla libertà di informazione

 

Tra terrorismi senza frontiere, repressioni dei regimi, risposte autoritarie anche di tanti Paesi dove vige un antico sistema parlamentare elettivo, per la libera informazione e per i giornalisti non sono giornate facili. Neanche quelle della vigilia della Pasqua cristiana che è simbolo di pace per quasi tutto il mondo. Dalla Turchia, alla Somalia, al Kenya la Federazione Internazionale dei giornalisti è in apprensione ed è chiamata a ripetuti interventi perché i giornalisti sotto tiro, minacciati, arrestati ingiustamente possano tornare a fare il loro lavoro in libertà e in condizioni di indipendenza.

Si era conclusa da poche ore la conferenza dei sindacati dei giornalisti del Mediterraneo, convocata a Parigi  per promuovere una forte cultura che rafforzi l’indipendenza dei giornalisti, i  loro diritti fondamentali e per ottenere migliori  condizioni sicurezza nell’esercizio del proprio lavoro al servizio della conoscenza, quando è arrivata la notizia di nuove gravi restrizioni in Turchia. Quattro giornali fuori dal coro  sono stati messi sotto inchiesta e esclusi dalla copertura dei funerali del giudice Mehmet Seim Kiraz sequestrato dal gruppo estremista Dhkp-C e colpito a morte dai proiettili durante la sparatoria tra carcerieri e polizia.

La loro colpa? Aver pubblicato la foto diffusa con la pistola puntata alla tempia del giudice, diffusa dai terroristi. Si tratta dell’Hurriyet, del Cumhuriyet, storico giornale di  di sinistra, del Bugun, di centro destra ma vicino all’avversario del presidente Erdogan, Fetullah Gulen, e del Posta, giornale popolare molto diffuso. Anche altri giornali avevano pubblicato la stessa foto ma non sono stati indagati. Sotto inchiesta – come da tempo avviene in Turchia –  sono finiti giornali che hanno fortemente criticato il governo. E se l’inchiesta l’ha decisa la Procura – procedura salva, sic! – a decidere l’esclusione dei quattro giornali dalla copertura dei funerali del giudice ucciso e’ stato il governo, che ha esteso il divieto anche a altre testate sgradite per i loro servizi:  Radikal, Taraf, Sozcu e Zaman, e delle tv Cnn Turk e Kanal D.

Per i giornalisti turchi un  ennesimo duro colpo alla completezza, alla libertà e al pluralismo. La cronaca quotidiana non fa che aumentare le preoccupazioni.
Frederick Geerdink corrispondente olandese in Turchia, è stato chiamato  a comparire davanti al tribunale di Diyarbakir, in Turchia, per mercoledi  8 aprile. Ai primi di gennaio, Geerdink era stato arrestato e trattenuto per un breve periodo. Su di lui pende l’accusa  di propaganda per il Partito dei lavoratori del Kurdistan vietato in Turchia.

L’associazione olandese dei giornalisti (NVJ), la Federazione europea dei giornalisti (EFJ) e la Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ) avevano condannato l’arresto. Ora i sindacati tornano in campo per far sapere al mondo che il processo e le accuse a  Geerdinck sono in violazione del diritto e dei trattati internazionali ratificati dal governo turco sulla libertà di espressione.
Thomas Bruning, segretario generale della NVJ (il sindacato olandese) ha ricordato con energia che “i giornalisti hanno il dovere di agire come un cane da guardia in una società democratica. Il loro diritto di esercitare il loro dovere di giornalisti di informare il pubblico non deve essere ostacolato dalle autorità.”

“Siamo molto preoccupati per l’impatto di tali misure sul funzionamento della stampa in Turchia, in particolare il modo in cui si limitano i giornalisti.”
Per supportare Geerdink,  sara’ presente come  osservatore al processo per conto del Nvj e della Federazione Internazionale ed Europea dei Giornalisti (Ifj e EFJ), il collega  Froukje Santing, corrispondente in Turchia per i media internazionali per 17 anni.

Il Sindacato dei giornalisti lavora con trepidazione per non far mancare voce e sostegno ai colleghi a rischio , soprattutto perché non cadano nel silenzio le loro vicende più drammatiche, per offrire loro la svolta della voce che si leva e moltiplica a livello Internazionale. Per rendere almeno più complicato il tentativo di sopprimere voci di libertà e della rappresentanza sociale.
In questo senso è altamente drammatica la denuncia del gravissimo pericolo di morte capitato al leader del Nusoj, il sindacato dei giornalisti della Somalia, Omar Faruk, uscito miracolosamente vivo dall’attacco terroristico a un hotel di Mogadiscio venerdì scorso, dove partecipava un incontro per i diritti umani.
Sentimenti di solidarietà e denuncia sono stati espressi dai dirigenti sindacali riuniti a Parigi.  “La IFJ è profondamente preoccupata – ha detto il suo presidente, Jim Boumelha: “Sono molto gravi i pericoli con cui alcuni dei nostri leader devono confrontarsi ogni giorno, mettendo in campo la loro determinazione a lavorare senza paura per far avanzare i diritti professionali e sociali in qualsiasi circostanza e a ogni latitudine. La loro forte leadership e impegno costante per il giornalismo è riconosciuto da tutti noi “.
Nell’attentato sono morte diciotto persone, tra cui 12 lavoratori dell’albergo  e l’ambasciatore della Somalia alle Nazioni Unite a Ginevra , Yusuf Bari Bari , sono stati uccisi durante l’attacco.

Jim Boumelha ricorda il sostegno incondizionato dato dalla Ifj alle battaglie del Nusoj  e del suo leader Omar Faruk per la causa dei giornalisti somali , in particolare il sostegno nella lotta per l’adozione da parte della Somalia convenzioni OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) 87 e 98 sulla libertà di associazione e di contrattazione collettiva contro l’opposizione da parte di alcuni in ambienti governativi.

Come ha messo in evidenza la conferenza dei giornalisti del Mediterraneo di Parigi, le battaglie per la libertà di espressione e di stampa non hanno confini e solo battaglie comuni senza confini possono respingere odio e abusi di potere e violenza. Non ci possono essere confini davvero in queste battaglie e serve la massima partecipazione come sosteniamo da anni, avendo cura di accendere sempre i fari sulle notizie negate e le periferie dimenticate, come facciamo con la campagna condivisa promossa in Italia da Articolo 21. Aumentare non diminuire l’informazione, sulla libertà di espressione, per stare in guardia dai gruppi razzisti di estrema destra che vogliono escludere i gruppi emarginati. Ecco, anche per questo, ovunque continueremo a tenere accesi i fari contro chi da qualsiasi parte e ovunque (governi compresi) cerchi di usare la minaccia e le violenze per limitare e controllare il giornalismo, neanche in nome della cosiddetta protezione dell”interesse nazionale’.

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