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Il piano di Alfano: coinvolgere Tunisia ed Egitto nell’accoglienza dei migranti

 

La proposta ai colleghi dell’Ue, inserita in un documento confidenziale, prevede il coinvolgimento di alcuni paesi terzi definiti affidabili nelle operazioni di “search and rescue” degli immigrati, con la collaborazione di Unhcr e Oim. Parte dei migranti verrebbe dirottata direttamente in quei paesi invece che arrivare in Italia

BRUXELLES – L’Italia starebbe pensando a delle operazioni di “search and rescue” che coinvolgano paesi terzi considerati affidabili quali Tunisia ed Egitto. La proposta è stata presentata oggi, a margine del Consiglio Giustizia e Affari Interni dal ministro Alfano, in un incontro con i suoi omologhi tedesco, spagnolo e francese e col commissario per la Migrazione Dimitris Avramopoulos.
In un documento confidenziale di due pagine in quattordici punti, in termini tecnici non paper, Alfano impegnerebbe l’Ue anche ad aiutare finanziariamente e con risorse tecniche questi paesi per poter fare in modo che si riprendano un certo numero di immigrati irregolari invece di farli sbarcare sulle coste italiane. In pratica una sorta di respingimenti fatti in maniera più soft.

Il senso della proposta. Il tutto funzionerebbe in questo modo: si coinvolgerebbero ad esempio navi tunisine nelle operazioni di sorveglianza in mare e di “search and rescue”, e si inviterebbero gli equipaggi a sbarcare i migranti in Tunisia per il principio del luogo vicino più sicuro per lo sbarco. Il tutto con l’assistenza delle organizzazioni umanitarie come l’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati (Unhcr) e l’Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim). Queste organizzazioni internazionali aiuterebbero anche a curare la strategia di comunicazione di una proposta che desterebbe, se approvata, più di qualche perplessità e controversia.
Ovviamente la Tunisia, in un secondo momento l’Egitto e altri paesi che potrebbero essere coinvolti, si impegneranno a non respingere a loro volta gli immigrati verso paesi terzi noti per non rispettare i diritti umani.

Questo possibile modello di cooperazione con i paesi terzi, secondo Alfano, produrrebbe anche un effetto deterrente che scoraggerebbe i migranti stessi a mettere a rischio la propria vita in pericolosi viaggi in mare.
Se la proposta fosse accettata, si tratterebbe davvero di un primo passo verso la costituzione di un servizio di guardia costiera sulle due sponde del Mediterraneo. (Maurizio Molinari)

Da redattoresociale.it

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