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Dalla Grecia a Roma

 

Mi corre l’obbligo di spiegare subito il titolo di questo articolo altrimenti inspiegabile. La situazione greca ha sicuramente punti comuni sul piano storico (abbiamo, come è noto, una parte del nostro Paese tra i più ambiti e frequentati dal punto di vista turistico che si definiscono perfino nei depliant turistici  come Magna Grecia nel nostro Mezzogiorno) come  nei rapporti internazionali (rafforzati di recente dalla vittoria del partito Syriza guidato da Alexis Tsipras, un partito di sinistra  radicale abbastanza diverso dal nostro Partito democratico ma, in ogni caso, vicino al partito socialista europeo cui anche Renzi ha aderito qualche tempo fa). Ma gli ultimi avvenimenti suggeriscono altri somiglianze a cominciare-per non dimenticarlo come si fa di solito-con la presenza in varie regioni della Grecia di famiglie camorristiche che l’amico Francesco Forgione aveva già registrato già nel 2009 nel suo Mafia export pubblicato nel 2009 da Baldini Castoldi Dalai.

Naturalmente il primato in fatto di mafie è detenuto comodamente da noi ma c’è anche questa somiglianza e non si può ignorare.  Al di là questo, come è noto, la crisi economica ha prodotto nel vicino paese conseguenze di sicuro più pesanti di quelle avvenute finora nella penisola e basta ricordarne le tappe essenziali per non avere dubbi al riguardo.

La crisi in Grecia scoppia nell’autunno 2009, due anni dopo rispetto a quel che è accaduto a noi ma lì è un anno di elezioni vinte dal partito socialista Pasok che subito denuncia una differenza enorme tra le previsioni del governo uscente e la realtà dei conti pubblici. Il rapporto tra il deficit accumulato e il prodotto interno lordo risulta essere al dodici per cento, cioè al doppio del previsto.  A fine dicembre 2009 arrivano i primi sacrifici disposti dal nuovo esecutivo Papandreu che predispone un piano triennale di risanamento e il ritorno a un deficit di 2,9% nel 2102 e, grazie a riduzioni della spesa, lotta all’evasione fiscale e a nuove tasse. I salari pubblici vengono congelati per tutto l’anno successivo e viene aumentata l’età pensionabile. Nel 2012,dopo la corresponsione di aiuti dell’Unione Europea dovuti al peggiorare della crisi, a marzo scatta la sforbiciata del debito pubblico: la Grecia  non ce la fa e i detentori del debito pubblico si vedono ridurre il valore nominale dei titoli posseduti al 50 per cento con un allungamento della scadenza per riscuoterli. Nel frattempo, la crisi cresce ,la disoccupazione anche e i partiti tradizionali-socialisti e conservatori continuano a perdere consensi a favore di movimenti più radicali e contrari all’austerità se non addirittura euroscettici.

Fattori comuni sono la rabbia nei confronti della Troika di Bruxelles, la squadra mista del Fondo Monetario Internazionale, Banca centrale europea e Unione Europea considerata il simbolo delle politiche di austerità. E a fine gennaio del 2013 scelgono una nuova maggioranza, quella della sinistra radicale di Syriza, guidata da Alexis Tsipras.

Nell’ultima settimana non mancano, però, i dubbi, la Banca centrale europea toglie alle banche elleniche l’accesso alle normali aste di liquidità, con  il nuovo esecutivo greco deciso a non rinnovare gli impegni con la troika. Alle quattro principali banche greche  resta la liquidità d’emergenza fornita tramite il programma Ela (Emergency  liquidity assistance) da Francoforte.  L’eurogruppo si convoca in via straordinaria per l’11 febbraio). Così, mentre continua la serrata scaletta di incontri tra il nuovo governo greco e l’Europa, nelle sale operative della finanza internazionale  si torna a parlare con una certa insistenza di “Grexit”, la possibilità che Atene esca dall’euro. Eppure, rispetto a  cinque anni fa, una cosa non da poco è cambiata: allora una buona fetta del debito greco era nei portafogli di investitori privati mentre oggi il 60% è in mano ai governi, cui va  aggiunta la quota delle istituzioni internazionali.  Di qui l’aggravarsi della crisi con due conseguenze inevitabili: da una parte, è prevedibile che riprendano in tempi non lontani trattative tra l’Unione Europea e la  Grecia per trovare soluzioni che non allontanino troppo il vicino paese dall’approdo continentale mentre non c’è dubbio, d’altra parte,  che l’autocrate che oggi governa la federazione russa, cioè Putin  voglia approfittate delle difficoltà intervenute per attirarlo in un’alleanza che nuocerebbe di sicuro  all’Unione Europea e forse non servirebbe fino in fondo neppure al nuovo governo greco.

Se a questo punto ci spostiamo al nostro Paese, e riguarda proprio uno dei grandi omicidi di mafia avvenuti in Italia negli anni Ottanta: quello che segnò la morte  di Pier Santi Mattarella e del suo autista Di Salvo la mattina del sei gennaio 1980. Si era già parlato ai tempi dell’agguato di una pista nera di estremisti neofascisti assoldati da Cosa Nostra tramite la Banda della Magliana per uccidere il presidente della regione siciliana e erano venuti nel processo i nomi di Valerio Fioravanti e di Fiorella Mambro poi condannati come esecutori del delitto  dai giudici siciliani.

Ora mentre sono ancora in corso le indagini che riguardano l’inchiesta su Mafia capitale viene fuori il nome di Massimo Carminati, uno dei capi della banda romana che oggi è in carcere a Parma. La vedova di Piersanti, Irma Chiazzese, riconobbe in Fioravanti l’uomo che si era avvicinato al finestrino della Fiat 132 guidata da Piersanti al ritorno della messa con tutta la famiglia e lo aveva freddato. Era stata ribadita dal pluriomicida di estrema destra, Angelo Izzo, mostro del Circeo. Ma il vero rivelatore degli esecutori fascisti e primo accusatore del fratello fu Cristiano Fioravanti. Andando a leggere i suoi interrogatori presenti nell’archivio Pio La Torre custodito alla Camera dei deputati si rimettono a fuoco figure della destra eversiva, già nel gennaio 1980 Carminati era l’uomo di contatto tra i neofascisti romani e la Banda della Magliana, l’armiere dei NAR ,è già-e lo diranno anni dopo alcuni pentiti-il presunto assassino di Mino Pecorelli che tuttavia la Corte di Cassazione manderà assolto.  E’ certamente un violento rapinatore con tutti e due gli occhi sani e ne perderà uno in nuova violenta sparatoria con la polizia un anno e mezzo dopo. Nelle sue nume rose testimonianze, il fratello minore di Fioravanti racconterà che “in quello stesso periodo impegnato a Palermo nel piano di evasione di Concutelli c’era Massimo Carminati, amico di mio fratello e dunque il gruppo della Magliana a cui era collegato.” Il fatto è che Valerio Fioravanti è stato assolto per l’omicidio Mattarella e Massimo Carminati non è mai andato a processo. Per quell’omicidio sono stati condannati capimafia Riina, Greco, Brusca,Provenzano, Calò,Madonia e Geraci come mandanti. Ma mancano ancora gli esecutori che furono appunto i neofascisti romani.

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