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Quale sarà l’obbiettivo dell’ISIS da domani in poi?

 

Quello che è successo a Parigi con l’assalto sanguinoso al settimanale Charlie Ebdo, accompagnato dall’uccisione del suo direttore e di alcuni redattori e vignettisti (a cui è seguita l’attacco in Nigeria con altri morti) ha posto al centro dell’attenzione degli Stati occidentali ed europei, il pericolo di un tentativo terroristico di portare  proprio vicino a noi la guerra santa (altrimenti nota con il termine arabo di Jiad) che è l’obbiettivo fondamentale del Califfato e dei suoi fanatici seguaci. E non c’è dubbio sul fatto che  il luogo in cui l’organizzazione politico-terroristica di Al-Qaeda ha attualmente la sua sede e il rifugio di cui ha bisogno per organizzare le sue guerre e le sue imprese.

Come è noto, ormai lo Yemen come Stato non esiste quasi più, non ha un esercito regolare ma milizie tribali che si combattono tra loro e Al-Quaeda. Ma non si arrende e a migliaia sono andati in piazza a protestare contro l’ultimo attentato che ha fatto quaranta morti nello stesso giorno in cui i fratelli Kouachi colpivano la capitale della Francia. Lo Yemen è un paese in cui un bambino su dieci per la denutrizione non arri va ai cinque anni, il 50 per cento vive con meno di due dollari al giorno e rumina in maniera incessante il qat, l’erba euforizzante per non sentire i morsi della fame. E qui c’è la sede centrale di Al-Qaeda nella Penisola Ara bica che ha rivendicato l’attacco a Charlie Ebdo, di cui  soltanto 24 ore prima aveva reclamato le responsabilità il portavoce del Califfato dell’ISIS a Mossul.

La verità è che Al-Qaeda si è inserita perfettamente nella crisi dello Yemen come Stato perché qui da tempo vantava una presenza importante e lo stesso ex presi dente Saleh, detronizzato nel 2012, che dei terroristi si era a sua volta servito per reprimere i ricorrenti tentativi di secessione del Sud del Paese e aveva utilizzato elementi del radicalismo islamico sunnita per contrapporli alla rivolta sciita degli Houti nel Nord. Dopo gli attentati di New York dell’11 settembre Saleh si è schierato con gli Stati Uniti ma la battaglia condotta contro Al Qaeda fu a lungo ambigua ed esitante. Nel  2006 ebbe luogo l’episodio chiave. L’evasione dalle carceri di Sanaa di 23 membri di Al-Qaeda tra i quali Nasser Al Qahayshi, uno dei più stretti collaboratori di Osama Bin Ladem che, nel gennaio del 2009, annunciò la fondazione di Al-Qaeda nella Penisola Arabica. Ora la posizione geografica di quello ex Stato e la situazione di crisi gravissima che si è determinata negli ultimi tempi  ha favorito l’insediamento dell’organizzazione terroristica e il farne una base di partenza delle sue spedizioni offensive.

Ma l’assalto di Parigi e la reazione, questa volta tempestiva, delle maggiori potenze occidentali pone in maniera più pressante un duplice problema. Il primo è quale  sarà l’obbiettivo dell’ISIS da domani in poi. E’ prevedibile o possibile che l’ISIS intenda moltiplicare gli attacchi all’Occidente e in particolare all’Europa  e quindi a Paesi alleati agli Stati Uniti?  E, in questo caso, non c’è dubbio che l’Italia uno dei paesi più importanti e per giunta sede della cristianità cattolica (voci in questo senso si sentono nelle ultime ore) possa  rientrare con qualche probabilità  tra i possibili obbiettivi (per non accennare inoltre alle alcune decine di giovani italiani reclutati dall’ISIS negli anni scorsi).  E può l’Europa andare avanti in ordine sparso quando di fronte a un attacco pericoloso come quello del fondamentalismo islamico si impone al più presto un coordinamento effettivo e prima ancora scelte che siano fatte non dai singoli paesi ma dal Parlamento  europeo, come dagli altri organi che l’Unione,sia pure con incertezze e memorabili lentezze in questi anni si è data. E’ questo probabilmente diventerà lo scenario che si delineerà nelle prossime settimane, se l’attacco di Parigi non è stato soltanto  un episodio, sia pure raggelante e terribile, ma la parte iniziale, per così dire,  finora attuata di una nuova e terribile strategia  contro i nostri vecchi e non dismessi ideali di libertà,  democrazia e giustizia sociale.

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