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“Left”, “Il Salvagente”, “Pagina99”. Tre voci libere verso la chiusura

 

Un inizio anno infausto per la libera informazione. Tre settimanali, tre testate molto diverse tra loro ma che hanno contribuito con originalità a produrre conoscenza, cultura, a dare strumenti ai cittadini, a stimolare lo spirito critico. La chiusura di questi tre strumenti di libertà rappresenterebbe una grave perdita e per questo Articolo21 si augura che possa essere scongiurata.
Di seguito pubblichiamo alcuni stralci degli ultimi editoriali pubblicati dai rispettivi giornali

Il settimanale “il Salvagente” ha chiuso le pubblicazioni. La testata e il relativo sito web erano in liquidazione amministrativa coatta, dopo 22 anni trascorsi a difendere e a raccontare i diritti dei consumatori. “Già da tempo la crisi economica era diventata grave”, ha scritto la redazione della cooperativa di giornalisti e poligrafici, “da una parte il taglio costante dei fondi statali per l’editoria, dall’altra il fallimento del distributore nazionale Parrini Spa che curava tra le molte testate anche il Salvagente, ci avevano sprofondato in una situazione economica difficilissim”.
Infine è arrivato anche lo stop del commissario liquidatore della cooperativa editrice, Stefano Battistini.

“La redazione di Left non ha intenzione di mollare. Matteo Fago, già editore dell’Unità prima della sua chiusura, ha ribadito oggi 5 gennaio che non ha nessuna intenzione di investire sulla cooperativa. Interpellato sulla sopravvivenza della testata Left, Fago ha dichiarato di non sapere cosa farà in merito. La cooperativa di giornalisti vuole continuare a pubblicare il giornale e per questo respinge le dimissioni del direttore Giovanni Maria Bellu e del condirettore Ilaria Bonaccorsi. Lanceremo inoltre una raccolta fondi (stiamo provvedendo all’apertura del conto) per comprare la testata (all’asta fino al 16 gennaio) e guadagnare il tempo necessario per trovare altri investitori interessati a condividere un progetto di un piccolo giornale indipendente (otto giornalisti, due poligrafici e un amministrativo, che già attualmente percepiscono tutti lo stesso stipendio, notevolmente autoridotto). Abbiamo bisogno di voi per salvare la storia di Left”.

Il sogno di Pagina 99
di Emanuele Bevilacqua

Quello del 3 gennaio è l’ultimo numero di pagina99, per il momento. Siamo alla ricerca di nuova linfa. Torniamo ad essere lettori connessi e ricettivi, sognando un sistema integrato di carta e digitale che ci avvicini al futuro. Questo è l’ultimo numero di pagina99. Starà in edicola un po’ più a lungo del solito. Non per sempre però.
È probabile che noi siamo dei pessimi comunicatori. Infatti non ci va di piangerci addosso né di prendercela con qualcuno. E quel che è ancora più grave, non ci va nemmeno di autocommiserarci o aprire spazi di autocelebrazione. Eppure sentiamo il bisogno di ringraziare ancora tutti quelli che ci hanno manifestato solidarietà e affetto e anche chi ha colto l’occasione per rivolgerci qualche domanda o qualche critica. Tutto fa brodo.
Con la chiusura di questo numero, e verosimilmente dell’esperienza di pagina99, torniamo a fare i lettori. Non abbiamo mai smesso, abbiamo continuato a leggere la stampa italiana e quella internazionale. Abbiamo le nostre passioni, firme che amiamo leggere e giornali che non ci dispiacciono e, anzi, ci piacciono proprio. Eppure ora che torniamo a fare full time i lettori di giornali saremo necessariamente più insoddisfatti. Perché abbiamo ancora un sogno.
Ci auguriamo che da qualche parte, in questo Paese difficile e spento, ci sia qualcuno che stia progettando un giornale che ci piacerà leggere per intero. Un giornale che non si limiti a raccontare con ampi retroscena quel che è accaduto ieri e che lo commenti in tutte le salse possibili. A noi piace (ma anche no), sapere cosa ha in testa Renzi, è utile materiale di conversazione a cena quando non si sa cosa dire e gli argomenti familiari si stanno esaurendo. Il giorno dopo apriremo quello stesso giornale e troveremo altri retroscena e altre interpretazioni che poco hanno a che vedere con quelle del giorno prima. Tanto a che serve avere una memoria, contare sull’esperienza?
Ci piace leggere titoli arguti su giornali cui siamo affezionati. Ma che poi dietro il titolo mostrano un nulla nostalgico. Ci piace apprendere da scrittori che hanno vinto lo Strega grazie all’abilità propria e delle proprie case editrici, quale sia il loro rapporto con la tecnologia, con lo smartphone o con la bicicletta. Così come ci diverte avere tante pagine dedicate al tempo libero, alle passioni e alla cucina. Sì. Ci piace gustare una doppia pagina dedicata alle melanzane e a tutta la creatività che si può esprimere cucinandole.
Il fatto è che vorremmo un giornale che sa di essere parte di un sistema integrato, dove le notizie e i commenti seguono un loro percorso: dai social media al web, ai talk show della sera. Un giornale che sappia ritagliarsi uno spazio nuovo, una nuova autorevolezza, che sappia raccontare le proprie storie senza che si vada a sovrapporre a quella di altri media.
Non siamo nostalgici della carta. Da editori preferiremmo non averla, macchinari enormi per stamparla, inchiostri, camion per trasportarla, quintali di copie prodotte che finiscono invendute nei posti sbagliati. Il digitale è pulito, luminoso e, anche se non ha ancora trovato il suo linguaggio (e usa quello di altri strumenti, dai giornali alla tv), prima o poi riuscirà a trovare una propria voce e allora ne vedremo delle belle. Tuttavia per il momento l’editoria digitale ha i lettori ma non acquirenti, o per lo meno non a sufficienza. E quindi non può economicamente badare a se stessa. Vogliamo dire con questo che carta e digitale hanno bisogno l’una dell’altro. Devono trovare un nuovo equilibrio.
Siamo in un momento storico patetico, non crediamo più in quel che credevamo e non abbiamo ancora nuovi sogni da sognare. E i media, che sono figli nostri, non sono da meno, mentre la carta muore perché da sola non ce la fa, il digitale trionfa, ma non riesce a diventare adulto. Ci riuscirà, diventerà adulto, è solo questione di tempo e di uomini, e di soldi, lasciatemelo dire. Di uomini, di tempo e di soldi. Ma nel frattempo noi lettori che facciamo? Dove troviamo un giornale che rispetti la nostra dignità di uomini che hanno memoria e che non vogliono perderla inseguendo furbizie ben scritte? Dove troviamo un giornale che ci racconti una storia che ci aiuti a capire quale mondo sta dietro a quella storia? Un giornale, come dice il condirettore di pagina99 Luigi Spinola, «che sognavo di fare fin da bambino»?
Insomma, c’è tanta roba di qualità da leggere in giro, ma noi cerchiamo un sistema dal web alla carta e ritorno, che ci faccia sentire connessi e ricettivi. Vogliamo essere aperti e positivi nell’affrontare le difficoltà e i cambiamenti di questa nostra epoca fantastica e tutta da raccontare. Abbiamo però bisogno di strumenti per capire, non di frammenti da interpretare. Avevamo un sogno? Veramente lo avremmo ancora. Un multimedia empatico che ci accompagni in questo percorso. Lo ritroveremo?

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