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Diffamazione, meglio tenersi la legge del 1948 piuttosto che peggiorare la situazione

 

Il fatto che nel paese Italia-come lo chiamava ai suoi tempi lo storico Ruggiero Romano che ho conosciuto bene in tempi più felici di quelli che stiamo vivendo ora-si discuta per anni nelle aule parlamentari per sostituire la legge 47 del 1948 dedicata-come è noto-ai reati di stampa o, potremmo dire in maniera più generica, legata  ai mezzi di comunicazione, è molto significativo sulle difficoltà in cui si aggira la nostra politica in questo momento storico.  Ed è anche ,a mio avviso, non privo di significato che dell’argomento sembrino voler discutere soltanto i soggetti-oggetti della nuova legge o al massimo persone come chi scrive che ha passato alcuni anni da giovane nel giornalismo professionale e molto tempo ha dedicato sempre in passato (ma il futuro non si può mai escludere!)allo studio proprio dei mezzi di comunicazione.

Ma dov’è il vero oggetto del contendere che è emerso dalle ultime discussioni che avvengono sulla rete e anche sui fogli che ancora circolano(molto meno di una volta e-me lo si lasci dire-in generale meno attraenti per il lettore che in passato!)? La questione sembra riguardare un punto specifico: dove finisce la libertà di chi scrive per informare(e si pretende quindi e questo è giusto che lo faccia con il massimo della correttezza e della imparzialità, della verità  verrebbe da dire)e incomincia il diritto degli attori politici o di altro genere(economici, culturali e sociali di cui si parla)di non essere insultati e diffamati?  E qui si incontrano i problemi irrisolti del nostro Paese. Giacché da una parte a volte i giornalisti (almeno in passato questo è stato accertato!) hanno più volte scritto racconti (o particolari dei loro racconti) non sufficientemente veritieri e rispondenti alla realtà; dall’altra persone che occupano per ricchezza, o potere stabile o momentaneo, posti di una certa importanza e visibilità nel nostro Paese hanno sempre più preteso che parlare di loro fosse se non proibito fortemente limitato e l’incauto (o temerario, per usare un termine più tecnico!) fosse punito con sanzioni e multe adeguate alla ricchezza e al potere dell’attore preso in considerazione più che del giornalista imputato.

Così si è arrivati a ipotesi di cifre molto alte come cinquantamila euro e ad altre ipotesi, a mio avviso, sproporzionate per l’oggetto del contendere e tali da produrre una vera intimidazione preventiva nei confronti di chi ha il dovere di informare con uno spirito di fedeltà alle leggi e al testo costituzionale che ci governano. Ora di fronte al fatto che il disegno di legge è di nuovo davanti alla Camera dopo alcune modifiche introdotte al Senato, c’è il rischio per così dire oggettivo che si arrivi a un testo ancora peggiore e vicino a una probabile questione di costituzionalità.  E’ la soluzione migliore e augurabile per un Paese come il nostro, in un momento oggettivamente  difficile come questo che stiamo vivendo? C’è da stupirsi in questo senso che molti giornalisti siano arrivati alla conclusione che è meglio tenersi legge del 1948 piuttosto che peggiorare la situazione insieme per i lettori come per i giornalisti? Io non credo e mi auguro, se le cose stanno così, che  la Camera dei deputati rifletta ancora prima di andare indietro piuttosto che avanti rispetto alla costituzione democratico che ancora è in vigore.

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