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Processo Eternit. Cassazione, reato prescritto e annullamento condanna

 

di Rita Salvadei

ROMA – Di amianto si moriva e di amianto si muore ancora e si continuerà a morire in Italia. I siti da bonificare nel nostro Paese rimangono circa 34mila e i decessi per amianto, secondo le stime, arrivano fino a 5 mila l’anno. L’Italia è uno dei Paesi non solo più esposti ma, fino alla fine degli anni ’80,  è stato anche il secondo maggior produttore europeo di amianto dopo l’ex Unione Sovietica, nonché uno dei maggiori utilizzatori.

Insomma si tratta di dati che fanno rabbrividire anche perché secondo le previsioni il peggio deve ancora venire,  infatti il picco dei casi  di tumore causato dall’esposizione a questa sostanza killer è atteso tra il 2020 e il 2025.

E’ proprio alla luce di questi dati catastrofici che la prescrizione di oggi in Cassazione, del  maxi-processo Eternit e l’annullamento senza rinvio della condanna di 18 anni di carcere per il magnate svizzero Stephan Schmidheiny, unico imputato, ha suscitato non poco sconcerto e polemiche. E’ stato il sostituto Procuratore della Cassazione Francesco Iacoviello a dichiarare  prescritto il processo Eternit per disastro ambientale. Il Procuratore ha sostenuto infatti l’annullamento in quanto i fatti risalirebbero agli anni ’60 e  per tale motivo prescrivibili. “I fatti al centro del processo risalgono al 1966. “Il processo arriva a notevole distanza di anni – ha osservato il pg – è vero che la prescrizione non risponde alle esigenze di giustizia, ma stiamo attenti a non piegare il diritto alla giustizia. Di fronte a questi, il giudice, soggetto alla legge, deve scegliere il diritto”.

Nell’aula di Piazza Cavour, la sentenza è arrivata dunque  come una doccia fredda per tutti i familiari delle vittime presenti all’udienza, operai o semplici cittadini morti di mesotelioma, tumore polmonare e altre neoplasie collegate all’esposizione all’amianto.

C’è chi ha definito “scandalosa” questa sentenza, “come se la morte potesse essere prescritta”.  A dichiararlo è Giorgio Airaudo, segretario generale della Fiom Cigl.

La Cgil Nazionale in una nota ha sottolineato come le sentenze di primo e secondo grado avessero stabilito che si trattasse di ”disastro ambientale doloso permanente”,  le cui cause sono tutt’ora vive ed operanti continuando a determinare effetti disastrosi per le persone coinvolte. Per tale motivo si tratterebbe quindi di un reato non prescrivibile proprio per i suoi effetti permanenti e non istantanei. “L’auspicio quindi – ha dichiarato  la Cgil – è  che la Corte non accolga tale richiesta, e comunque i lavoratori e i cittadini continueranno a richiedere giustizia”.

Grande sconcerto anche nelle parole pronunciate dal Senatore del Pd Vannino Chiti che in una nota ha affermato: ”Nel rispetto dell’autonomia della magistratura, rimango sinceramente sconcertato di fronte alla richiesta del procuratore generale della Cassazione di ‘annullamento senza rinvio della condanna a Stephan Schmidheiny perché tutti i reati sono prescritti’. L’imputato era stato condannato a 18 anni in appello perché responsabile della morte di migliaia di lavoratori delle aziende Eternit in Italia. Se la prima sezione penale della Cassazione dovesse accogliere la richiesta del Procuratore Generale, saremmo di fronte all’ennesima dimostrazione del non funzionamento del sistema giudiziario italiano, tanto più grave al cospetto di una tragedia senza precedenti che rimarrebbe priva di responsabili”.

Una tragedia senza precedenti ma che potrebbe invece, se confermata, paradossalmente diventare un pericoloso precedente per futuri processi per disastro ambientale, come ha ben evidenziato il portavoce dei Verdi Angelo Bonelli. “Se dovesse passare la richiesta di annullamento della condanna per il processo Eternit, rischierebbero quasi tutti i processi per disastro ambientale”. “Siamo preoccupati e angosciati per questa richiesta che getta in un incubo le famiglie delle vittime diventando un clamoroso precedente per altri importanti processi. Auspichiamo, quindi, – conclude Bonelli – che la Corte confermi le decisioni di primo e secondo grado dei tribunali di Torino”.

Anche per il Wwf,  presente in aula come Parte civile fin  dal dicembre 2009, data di inizio del processo, la decisione del Procuratore potrebbe rappresentare un pericolosissimo  “Cavallo di Troia” che rischia di inficiare tutti i prossimi processi che si faranno in  Italia per disastro ambientale e di vanificare decenni di sforzi  compiuti nella legislazione ambientale per garantire la sicurezza e la salute dei cittadini”.

La prossima settimana sarà comunque quella decisiva perchè la prima sezione penale emetterà il verdetto.

Da dazebao.it

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