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L’Iran non è un Paese per donne

 

Se da un lato fa notizia che in Iran il 60% degli studenti universitari è di genere femminile e circa il 90% delle iraniane frequenta la scuola, dall’altro lato la strada verso la modernizzazione del Paese è ancora lontana dall’essere anche solo imboccata. Ed è ancora una donna a subirne le conseguenze: una donna incarcerata per aver desiderato ciò che alle donne non è concesso. E in Iran è molto: ad esempio, oltre a non poter chiedere il passaporto senza il permesso di un membro maschile della famiglia, è proibito assistere ad una partita di pallavolo o a un qualsiasi altro evento sportivo.

Dopo l’impiccagione di Reyhaneh Jabbari il 25 ottobre – nonostante i numerosi appelli internazionali a favore della giovane, condannata a morte nel 2009 per aver ucciso l’uomo che aveva tentato di stuprarla, due anni prima – ecco un altro caso di segregazione femminile destinato a far discutere, anche se, questa volta, la donna non rischia la forca: Ghoncheh Ghavami, 25 anni, è stata condannata ad un anno di carcere. Voleva vedere una partita di volley maschile della World League, Iran-Italia, allo stadio Azadi di Theran, il 20 giugno scorso. Dopo essere stata trattenuta qualche ora, la ragazza è stata rilasciata e arrestata di nuovo quando si è recata a ritirare i suoi effetti personali, qualche giorno dopo. Per 126 giorni, in attesa del processo, è rimasta rinchiusa nel carcere di Evin (noto ai dissidenti politici), che si trova a nord-ovest di Theran; di questi 126 giorni, 41 li ha passati in isolamento e il primo ottobre aveva intrapreso uno sciopero della fame.

Il premier inglese David Cameron aveva discusso del caso con il presidente Hassan Rouhani, a margine dell’incontro alle Nazioni Unite, lo scorso settembre: Ghoncheh, infatti, ha il passaporto britannico, si è laureata alla London University e suo fratello vive a Londra. L’Iran, però, non riconosce la doppia cittadinanza. Le è stata formulata l’accusa ufficiale il 23 settembre: “propaganda contro il regime”. La sentenza è stata letta oggi a porte chiuse (nemmeno i suoi familiari hanno potuto assistere).

In questo momento un ennesimo episodio repressivo può nuocere molto all’immagine del Paese, soprattutto ora che i rapporti internazionali di Theran con Londra e Washington sono più distesi e il turismo sembra essere rifiorito. Rouhani non si è scomposto di fronte all’anchorwoman della Cnn, Christiane Amanpour, che gli chiedeva dell’incarcerazione di Ghoncheh: ha detto che gli arresti in Iran avvengono quando qualcuno viene sospettato di qualcosa da parte della magistratura, secondo la quale le accuse nei confronti della ragazza non avrebbero a che fare con la partita, ma con una sua presunta attività “eversiva”. Quale sia, non è dato saperlo.

Amnesty International Uk ha già raggiunto 37.877 firme sul suo sito per la liberazione della giovane, ma sono attive anche una campagna Facebook e una Twitter, con l’hashtag #FreeGhonchehGhavami, oltre ad una petizione sul sito Change.org, dove si può leggere la testimonianza di Iman, il fratello di Ghoncheh, sulla lettura della sentenza. Anche la Federazione Internazionale di Pallavolo è intervenuta, scrivendo una lettera aperta a Rouhani, nella quale esorta il Presidente a “riconsiderare la decisione” dell’arresto.

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