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“Medio Oriente senza cristiani?” – di Riccardo Cristiano

 

Esce “Medio Oriente senza cristiani? Dalla fine dell’impero ottomano ai nuovi fondamentalismi”. La pace si fa rinunciando a due progetti, quello del’ISIS e quello dei pasdaran

Per gentile concessione dell’editore pubblichiamo un breve stralcio del primo capitolo. 

Cercando di guardare in faccia questo sedicente Abu Bakr al-Baghdadi si ha l’impressione di vedere un groviglio di maschere. Perché il punto al quale siamo arrivati sembra il traguardo di un percorso costellato di errori e di orrori cominciato subito dopo la dissoluzione dell’impero ottomano, all’inizio di quell’epoca coloniale che abbandonò il liberalismo arabo portando a un post-colonialismo fatto di petromonarchie, e repubbliche bonapartiste. Se le prime si coniugarono al conservatorismo islamico, le repubbliche dei generali golpisti chiusero ogni spazio di discussione, lasciando aperte solo le moschee, sopra le quali c’era l’islam di Stato. È così che proprio intorno alle insopprimibili moschee si è organizzato l’unico dissenso possibile. [. ] L’invasione statunitense dell’Iraq ha favorito una revisione miliziana e tripartita, tra sciiti, sunniti e curdi: nel contesto che abbiamo appena descritto era fuoco per un pagliaio, e sul campo è rimasto solo il settarismo. Siccome l’Iraq e i suoi Stati confinanti sono costruiti su realtà tribali interconnesse, l’incendio non poteva fermarsi davanti ai confini nazionali, intrecciato com’era ad azioni o reazioni «egemoniche» dei capifila dei blocchi contrapposti. La guerra esistenziale tra di loro è divenuta «guerra settaria contro la comunità avversa», nella Mesopotamia e nel Levante, che comprende Siria e Libano, arrivando dunque sino al Mediterraneo. Lo scontro è divenuto «per la vita o per l’impero» e sono emersi il progetto «totale» dei pasdaran khomeinisti e poi del sedicente Califfato. [. ] 

Questa parola, Califfo, comunque è importantissima e da un secolo indica una ferita profonda, perché la soppressione del Califfato è stata ed è ancora oggi vissuta come una grave umiliazione da tanti credenti. La spia di un problema che si è aggravato nazionalizzando anche le grandi università islamiche. La storia del gruppo terrorista dell’uomo che si fa chiamare Abu Bakr al- Baghdadi non è soltanto la storia dei suoi crimini, ma anche delle gravi omissioni, delle colpevoli omertà, dei ciechi o lungimiranti finanziamenti, di cui ha goduto e gode e dei progetti egemonici che vi sottostanno. Si può forse evitare di chiedersi come i suoi fondatori abbiano ritrovato la libertà in Siria e in Iraq? E come così tante armi sofisticate siano finite nelle loro mani? [… ]?

Ci torneremo più avanti. Qui va ricordato che se i migliori analisti escludono che in quei tempi decisivi Qatar e Arabia Saudita abbiano finanziato direttamente i capi dell’Is, quasi nessuno omette di dire che le armi e le va- ligie piene di contanti portate per anni a chiunque si offrisse di prenderli lungo il confine turco-siriano e poi ai gruppi islamisti di Liwa al-Tawhid, Ahrar al-Sham e Jaish al-Islam, tutti sbaragliati dagli uomini dell’Is, sono conseguentemente finiti nelle mani di questi ultimi. E oggi costoro vendono novemila barili di greggio al giorno a trafficanti curdi che lo esportano in Turchia e al regime di Assad, che li ripaga in parte con armi. Ignorati fino a poche settimane fa, hanno cominciato a «comandare» da tempo in settori della Siria, commerciando allegramente da almeno un anno con il regime di Damasco. Hanno esordito portando l’acqua a chi ne era sprovvisto per via della guerra, in breve hanno scacciato due milioni di persone dai territori iracheni che oggi controllano, hanno sterminato intere tribù sunnite che li hanno avversati, come nella siriana Deir ez-Zor, hanno in totale sei milioni di esseri umani sotto di sé, ai quali impongono tasse.

Il Royal United Service Institute, think-tank britannico sulla sicurezza e la difesa, ha individuato quattro cause per l’esplosiva crescita dell’Is negli anni trascorsi: 1) la cinica manipolazione da parte del governo siriano degli estremisti, mettendoli nelle condizioni di combattere i nemici del regime; 2) l’uso di Hezbollah e di altre milizie filoiraniane, fomentando il settarismo che è stato sfruttato dall’Is; 3) la politica settaria del primo ministro iracheno Nouri al-Maliki, che ha forzato molti sunniti marginalizzati a unirsi all’Is; 4) il vuoto creato dal conflitto siriano e il silenzio internazionale. E ora? Molti, giustamente, si appellano all’Onu, perché una sfida mondiale deve avere una risposta dal mondo. Ma se l’Onu rimanesse vittima delle sue con- trapposizioni paralizzanti o delle agende ufficiose che comportano il so- spetto di diverse agende segrete? Potrebbe essere che proprio i cristiani, pochi e perseguitati, possano essere chiamati ancora una volta a salvare il mondo arabo, la cultura araba. Non ci sono molti altri plausibili honest broker tra sunniti e sciiti. Vivono con entrambi, potrebbero essere loro l’ultima risorsa per chiedere a entrambi che ci si unisca contro l’Is mentre si rinuncia agli opposti progetti egemonici delle milizie che imperversano in Iraq, in Siria, in Libano. Ho intravisto una visione, un appello del genere nella lettera aperta che il professor Antoine Courban, della Saint Joseph University, ha scritto da Beirut: «La piattaforma del discorso cristiano in tempi di lotte, guerre e tribolazioni della Croce è sempre la vittima innocente, ogni vittima innocente. Duemila anni fa, Gesù di Nazareth non fece alcuna distinzione tra sé e il ladro crocifisso accanto a lui, e noi sappiamo a quale religione appartenesse». L’invidiabile qualità che riconosco a tanti cristiani – soprattutto lì dove non vivono nella serenità – è quella di saper guardare oltre se stessi, e Michel Hajji Georgiou, autorevolissimo e coraggioso editorialista del quotidiano li- banese «L’Orient-Le Jour», vincitore del premio giornalistico Gebran Tueni, l’intellettuale cristiano ucciso a Beirut nel 2005, ne ha tanta. Erano i primissimi di maggio quando, a Beirut, mi ha salutato dicendo: «Spero di rivederti presto, chissà… comincio a temere che stiamo entrando in una sorta di Terza Guerra Mondiale». Mesi dopo ha confermato di avere una visione, scrivendo al riguardo delle vittime dell’ Is: «A livello fattuale, non si può dire che soltanto le minoranze, i cristiani, siano il bersaglio dell’integralismo sunnita, che ha la sua espressione più brutale nell’Is. Le popolazioni siriane e irachene nel loro insieme ne sono le vittime. Le tribù sunnite ostili ai terroristi sono annichilite senza alcuna pietà dall’Is, i cui principali nemici rimangono i sunniti che non la pensano come loro, che non hanno posto nel loro islam e che quindi devono morire. [… ] In Siria, gli avversari (sunniti) più determinati al regime di Bashar al-Assad sono stati sequestrati o liquidati dalle milizie islamiste, soprattutto dall’Is, negli ultimi anni. Incoraggiare la crescita dell’estremismo è stato il modo più efficace per ostracizzare l’op- posizione e presentarla al mondo come un mostro estremista assetato di sangue. Uno capisce meglio così perché il Presidente Assad ha concesso nel 2011 l’amnistia ai futuri capi estremisti, lasciando che gli eventi seguissero il loro corso e che il mostro Is emergesse, con una moltitudine di finanziamenti e aiuti da settori con agende non convergenti».

Fonte: “Il Mondo di Annibale”

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