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Cattiveria e irrazionalità

 

In un Paese normale un Ministro che dichiara, nel corso della campagna elettorale per le ultime europee, di essere contrario alla fecondazione eterologa non potrebbe gestire la regolamentazione di tale tecnica procreativa dopo l’intervento della Corte Costituzionale, ma delegherebbe un “imparziale” sottosegretario al ruolo di arbitro. La Lorenzin ha testualmente dichiarato: “sono contraria alla fecondazione eterologa perché ritengo che il diritto di un bambino ad avere due genitori e avere una propria identità sia più grande del 

diritto di un singolo cioè o di una madre o di un padre (…) di essere genitori”. Ma poiché l’Italia, anche in campo di diritti civili, normale non è, il Ministro, affiancato dalla collega di partito, Eugenia Roccella – quella che voleva imporre per legge l’idratazione e la nutrizione forzata, ai tempi del testamento biologico – ha preso carta e penna e ha cominciato a disciplinare, a modo suo, la fecondazione eterologa in Italia. E nonostante la Consulta avesse
specificato, nelle motivazioni della sentenza che “l’illegittimità della vecchia norma (Legge 40/2004) genera discriminazione in base alla capacità economica e non provoca alcun vuoto normativo” ecco pronto un decreto legge che tra poco sarà sul tavolo del CDM. Esso non prevede che le coppie, come avviene nel resto del mondo, possano scegliere le caratteristiche minime del fenotipo, come il colore della pelle, oltre al gruppo sanguigno. La Roccella tira in ballo, ancora una volta, una sedicente eugenetica, mentre il Ministro dichiara stizzita: “Se vuole se ne occupi il Parlamento. Per me sarebbe una discriminazione razziale”.
Sembrerebbe tutto surreale, ma è proprio così: chi vorrà perseguire la strada dell’eterologa italiana dovrà mettere in conto la possibilità che nasca un figlio di colore o con gli occhi lunghi, evenienza questa  che determinerebbe una reale discriminazione ai danni del nascituro. Questi avrebbe, infatti,  tratti somatici e connotati razziali diversi da quelli dei genitori, con gravi ripercussioni sul suo equilibrio psico-emotivo e sul sereno sviluppo di una propria personalità all’interno di un contesto socio-familiare in cui si sente “diverso”. Ma evidentemente  il Ministro non si  rende conto di tutto ciò!

Un’altra espressione – questa volta delle Istituzioni – della violenza sulle donne; un’ennesima menzogna in nome di una duplice quanto improbabile segregazione razziale per chi dona e per chi riceve, giacché non rispettando l’origine dei donatori e dei riceventi, il dispositivo, non
rispetta e non tutela alcuna razza. Una roulette russa crudele e incomprensibile che dimostra, ancora una volta, l’assenza di umanità del fondamentalismo nostrano. Ed intanto il Ministro invia alla clinica milanese del ribelle-disobbediente Severino Antinori 30 carabinieri dei NAS. Ma chi cercavano, Matteo Messina Denaro?

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