Barzellette sui gay in edicola come inserto di “Visto”. Un’operazione becera. Petizione su Change.org

0 0

Grazie a Saverio Tommasi ho appreso la notizia della pubblicazione di un inserto di barzellette sui gay su una rivista (“Visto”, ndr) e ho colto l’appello di Saverio per esprimere la mia indignazione: La discriminazione è violenza, diffonderla attraverso il vostro allegato è un’operazione becera che non fa che alimentarla. Di omofobia si muore, non solo nei paesi dove non essere eterosessuali viene condannato per leggi arcaiche, ma anche in Italia perché non tutti hanno la fortuna di vivere in un ambiente dove il rispettarsi l’uno con l’altro sono alla base delle sane relazioni umane. Ancora oggi nel nostro paese ci sono ragazze e ragazzi, giovanissimi e adulti, che hanno paura di vivere naturalmente la loro identità perché  ci sono  persone che ridono, scherniscono, offendono, minacciano e picchiano coloro che hanno una sessualità per loro incomprensibile solo per paura e ignoranza. Così facendo ci si rende complici di atti gravi che ledono la dignità di ogni singolo essere umano che crede nel rispetto dei diritti umani.  Aver visto l’allegato della rivista mi provoca rabbia, dolore e indignazione. Anche io invito chiunque abbia a cuore il rispetto di tutte le persone a scrivere al direttore di “Visto” roberto.alessi@prseditore.it alla redazione: visto@prseditore.it e a firmare la petizione su Change.org 

2 thoughts on “Barzellette sui gay in edicola come inserto di “Visto”. Un’operazione becera. Petizione su Change.org

  1. Ci indigniamo anche per le barzellette sul papa, su Napolitano, su Renzi, sui santi, sulle prostitute, sulle suore…
    Questo articolo è offensivo invece, poichè ancora una volta (per difendere malamente) si ghettizza il mondo gay!

  2. La libertà di ridere non è una giustificazione per deridere una categoria di persone, il loro mestiere, la loro etnia o la loro religione. In questo va fatto un distinguo: l’ironia che viene fatta sui carabinieri, ad esempio, non è ovviamente la stessa che viene fatta sui gay sia per indice di cattiveria sia per gli effetti che questa potrebbe produrre. Viviamo in un paese in cui ancora molti diritti stentano a realizzarsi e gli stereotipi sono ancora fortemente radicati. In alcuni paesi si è condannati fino alla morte per il solo fatto di essere gay. In Italia il bullismo del branco ha portato al suicidio Andrea, un ragazzo di 15 anni. Un anno fa un altro ragazzo, aveva solo 14 anni, si gettò dal terrazzo di casa sua, prima di quel gesto aveva lasciato un biglietto con scritto: “Mi emarginano perché sono gay”. Simone (aveva 21 anni) l’Ottobre scorso, prima di lanciarsi nel vuoto, aveva scritto: “Sono gay, l’Italia è un Paese libero ma esiste l’omofobia e chi ha questi atteggiamenti deve fare i conti con la propria coscienza”.
    L’omofobia infligge ferite continue e se non si ha la fortuna di essere forti, di vivere senza che la propria sessualità venga avvertita come un “difetto”, può portare a conseguenze drammatiche.
    Per quanto possono essere dibattute in parlamento leggi contro la violenza in generale e l’omofobia se il cambiamento non passa attraverso la cultura ogni tentativo sarà inefficace. In nome del rispetto dei diritti umani e di queste giovani vite spezzate a causa di una mentalità discriminante non si può rimanere in silenzio davanti ad iniziative editoriali che, mascherate da barzellette, diffondono una cultura omofoba attraverso stereotipi zeppi di crudeltà.

Comments are closed.