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Rai: cdr, nessun accorpamento senza confronto su prodotto

 

“Parlare di riorganizzazione significa parlare innanzitutto di prodotto. Come sottolineato dall’Usigrai, le voci che in questi giorni si sono rincorse su possibili accorpamenti di testate non possono essere prese in considerazione se prima non si chiarisce come dovrà essere impostata l’offerta informativa del servizio pubblico”. E’ quanto sottolineano in una nota congiunta i comitati di redazione di Tg1, Tg2, Tg3, Rainews24, Giornale Radio, Rai Parlamento, Rai Sport, Ufficio Stampa e Coordinamento dei CdR della TgR, in merito alle indiscrezioni sul piano di riforma dell’informazione Rai atteso giovedì 24 luglio in cda.
“Accorpare per accorpare – affermano i cdr – sembra soltanto un escamotage per fare tagli lineari che portano risparmi marginali o favorire qualche direttore amico. Se davvero viale Mazzini ha intenzione di riformare finalmente l’informazione Rai, si confronti con i cdr e l’Usigrai, senza dimenticare che sono i giornalisti quelli che poi fanno informazione.
Qualità, autorevolezza, diversificazione, sono punti per noi irrinunciabili. Se davvero viale Mazzini intende risparmiare, allora non acquisti da società esterne programmi realizzabili con risorse interne, razionalizzi le spese con processi trasparenti e mirati alla produzione, senza trincerarsi dietro un fantomatico segreto industriale che chiude ad ogni ipotesi di controllo”.
“I budget dei telegiornali – sottolineano ancora i comitati di redazione – rappresentano voci di spesa piuttosto basse rispetto al bilancio dell’Azienda, eppure i tg sono l’asse portante del servizio pubblico: siamo certi che una riforma sia necessaria ma per liberare la Rai dai partiti e dai governi, per non permettere la creazione di centri di potere e, soprattutto per offrire un prodotto ancora  migliore ai cittadini. La Rai è un bene pubblico, non dimentichiamolo mai”.

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