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Processo Ruby: la sentenza assolve Berlusconi dai reati non dai suoi comportamenti

 

Per comprendere le ragioni che hanno portato la Corte d’appello di Milano a ribaltare la condanna inflitta a Berlusconi dal Tribunale di Milano, occorrerà attendere la motivazione della sentenza. Però è importante mettere in chiaro subito che la decisione della Corte non si fonda su un ribaltamento dei fatti e non esonera Berlusconi dalla responsabilità politica e morale per le conseguenze dei suoi comportamenti spericolati.
L’assoluzione di Berlusconi nasce da una diversa interpretazione della valenza criminale dei medesimi fatti accertati dal Tribunale di Milano attraverso una lunga e articolata istruttoria dibattimentale. La sentenza non smentisce il fatto che egli abbia telefonato ai funzionari della Questura di Milano, abusando della sua qualità di Presidente del Consiglio, imbrogliandoli con la menzogna della nipote di Mubarak per ottenere il rilascio della minorenne, protagonista delle notti di Arcore, nè che egli sia riuscito a fare affidare la ragazza ad un consigliere regionale, implicata nel sistema prostitutivo di Arcore, anziché ad una Comunità di accoglienza come disposto dal giudice tutelare. I giudici d’appello hanno diversamente qualificato tale comportamento reputando – evidentemente – che non raggiungesse la soglia della costrizione. Secondo la Corte d’appello, Berlusconi si è limitato ad imbrogliare i funzionari della Questura, raccontando balle, senza integrare gli estremi di un fatto-reato punibile. Di qui la formula: perché il fatto (la concussione-costrizione) non sussiste.

Quanto all’assoluzione dal reato di prostituzione minorile, la formula: perché il fatto non costituisce reato, dimostra che i giudici hanno escluso l’elemento soggettivo, ferma restando la prostituzione della minorenne. In altre parole i giudici non hanno ritenuto provato, al di la di ogni ragionevole dubbio, che Berlusconi fosse consapevole della minore età della ragazza.
Spetterà alla Cassazione dire la parola finale sull’interpretazione di queste condotte alla luce del diritto penale. Tuttavia tali condotte sono state frutto di un accertamento giudiziario che non può essere revocato in dubbio. Se la Corte d’appello lo ha assolto dalla responsabilità penale, certamente non lo ha assolto dai suoi stessi comportamenti, che non possono essere archiviati e devono rimanere sottoposti al giudizio del pubblico. Trattandosi di un uomo politico con responsabilità di governo, vale sempre il canone che le pubbliche funzioni devono essere esercitate con disciplina e con onore, come prescrive l’art. 54 della Costituzione. La sentenza della Corte milanese – se confermata dalla Cassazione – cancella il reato, non il disonore per comportamenti vergognosi da parte di un pubblico ufficiale.

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