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Grazie Giorgio

 

La morte di Giorgio Faletti mi ha provocato un profondo dispiacere. Ma quello che proprio non capisco è lo sforzo di molti commentatori di mettere insieme la sua carriera da comico, con quella di scrittore, come se ironia e cultura fossero caratteristiche incompatibili tra loro e ci volesse un certo impegno per farle combaciare. A me invece è capitato quasi sempre di trovare nelle persone più profonde, anche un aspetto gioviale. E questo abbinamento simpatia-intelligenza si vede anche in molti personaggi pubblici.
Basti pensare alla famosa foto della linguaccia di Einstein o per rimanere ai nostri giorni, la perfetta coerenza dell’irresistibile  Serra di Cuore con quello maturo dei commenti politici; il Benigni pirotecnico della battuta e insieme commovente cantore di Dante. E tanti altri. Diffido invece di chi si sente un intellettuale serioso, sempre intento a sorvegliarsi perché non gli sfugga una risata o una battuta. Pensando così di essere intellettualmente fotogenico.
Ciao, caro Faletti, grazie per le risate del Drive in, per i tuoi gialli e per averci inchiodato sulla sedia cantando “Signor Tenente”.

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