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Gaza, Siria, Somalia, Nigeria… I morti e i fuggitivi non sono un affare contabile

 

Ormai quelli che fuggono perché non c’è uno Stato che li vuole accogliere sulla faccia della Terra sono più di cinquanta milioni e, secondo l’ultima stima, per l’esattezza 51,2 milioni e la metà di loro sono minorenni. Le parole usate per nominarli nel linguaggio internazionale sono gli sfollati, quelli che hanno perduto le loro case e le loro città e sono dispersi nel proprio paese; i profughi sono quelli sparsi ai quattro angoli del mondo; e i rifugiati sono quelli che chiedono e ottengono asilo perché sfuggono a guerre e a  persecuzioni riconosciute da altri paesi. La dizione  usata spesso nel mondo anglosassone è  displaced persons  che in inglese significa gli spostati.  I numeri sono impressionanti :i profughi palestinesi nella striscia di Gaza sono più di un milione su una popolazione di 1,8 milioni, di cui 750 mila in Cisgiordania,  in Ucraina secondo L’Ufficio dei rifugiati sono duecentomila, centomila in Ucraina, ossia il doppio  rispetto a un mese fa, centotrentamila in Russia.

In Siria dall’inizio dell’anno si calcolano centomila nuovi profughi  al mese, per un totale attuale di due milioni e nove centomila e una stima per fine anno di tre e seicento mila volumi. Gli sfollati iracheni sono oltre un milione e duecentomila e di questi quasi trentamila vivono in Giordania, circa trecentomila in Kurdistan.  La storia si svolge con grande rapidità in paesi come la Siria, la Somalia, l’Afghanistan, il Congo, l’Eritrea, il Mali, la Nigeria, l’Iraq del “califfato”, il Sud Sudan, l’Ucraina , la Palestina, il Myanamar.  La striscia di Gaza è abitata per tre quarti da rifugiati permanenti da rifugiati permanenti ed ecco che, dopo pochi giorni di guerra, ha già centocinquantamila nuovi spostati. Nella paradossale Gaza non esistono vie di fuga ed esistono già centocinquantamila nuovi spostati. I tunnel sono fatti e organizzati in maniera tale da mettere nella striscia armi sempre più micidiali o sbucano sul territorio israeliano senza prevedere nessuna via di fuga. Ai rifugiati israeliani deve provvedere una speciale agenzia dell’ONU, l’UNRWA.   In Iraq l’espansione dei Jiadisti massacra e caccia dalle loro armi nella città stretta di assedio gli sciiti, i curdi, i cristiani e gli stessi sunniti spaventati e  e inorriditi dalla ferocia fanatica   che diventano nuovi sfollati. In Siria il totale degli interni e dei profughi si avvicina ai dieci milioni e fa arrivare questa invasione di cui noi europei parliamo a confronto con i milioni di fuggitivi accolti in Libano, Giordania, Kurdistan. In Ucraina il totale degli sfollati interni e dei profughi si avvicina ai duecento trentamila :un evento che riporta il vecchio continente alla vergogna della guerra, agli inizi del ventunesimo secolo, sulla dissoluzione della Jugoslavia.  L’Olanda è stata condannata dal tribunale internazionale dell’Aja, per aver abbandonato ai carnefici trecento fuggiaschi bosniaco-mussulmani a Srebenica.

E gli altri ottomila? E gli altri ottomila? E gli altri ottomila? E gli altri centomila morti e due milioni di sfollati che e profughi dell’ex Jugoslavi? In Europa c’è chi avverte che l’immigrazione va trattata intervenendo all’origine, aiutando lo sviluppo dei paesi poveri, soccorrendo chi fugge prima che abbia dovuto scappare a frontiere e deserti e mari e stupri e rapine, dice cose ragionevoli e di una ragione evidente.  Non è altrettanto evidente che è necessario intervenire  dove si accendono i focolai destinati a diventare incendi indomabili?  I morti non sono un affare contabile ma lo scandalo dei mille di Gaza eclissa quello della Siria: 125mila o 170mila?  In Italia, da noi arriva soltanto l’ultima schiuma: abbastanza per la demagogia antieuropea o antisemita (come è stato il caso del candidato unico, Tavecchio, alla presidenza della Federazione Italiana del Gioco del Calcio).

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