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C. Cardia su inchino: Chiesa tagli i rami guasti

 

“Calabria, la Madonna fa l’inchino al boss”, hanno titolato i giornali in questi giorni in cui non ci si smette di interrogare sulla realtà nascosta dietro quel gesto e sui provvedimenti che ora spetterebbero a Chiesa e istituzioni…

Intervista di Cecilia Sabelli

E’ noto come alla figura della Madonna, più che a tutte le altre del mondo cristiano, sia riservata una devozione autenticamente diffusa e popolare. Ma cosa accade quando la sua immagine sacra di donna e madre è onnipresente nei covi della criminalità organizzata, nei loro rituali di iniziazione, oppure quando la sua statua viene fatta inchinare, come a Oppido Mamertina, dinanzi la casa di un boss condannato all’ergastolo? Ne abbiamo parlato con Carlo Cardia, docente di Diritto ecclesiastico e Diritto delle istituzioni religiose all’Università di Roma Tre.

– Prof. Cardia, dai fatti sopracitati non emerge una relazione, certamente distorta, tra culto della Madonna e criminalità organizzata?

Una relazione in senso stretto è ovvio che non possa esistere. Parlerei di un rapporto molto complesso tra religiosità popolare e tradizioni in cui si mischiano molte cose. Fra le quali, purtroppo più massivi di recente, anche questi episodi di personaggi che comandano. Elementi familistici che si mischiano in modo inestricabile con la religiosità popolare. Certo è che questo “viluppo” tra tradizioni e culto deriva dalla commistione tra la vita cittadina e quella di questi individui che cercano un riconoscimento sociale.

– Per gli antropologi il culto mariano è legato a quello primordiale della madre. Può essere questa una relazione?

E’ del tutto evidente che il cristianesimo ha inverato delle cose che sono ancestrali del genere umano. Pensiamo al 25 dicembre: nell’antichità, data della festa del Sole. Ma attenzione: quello che è un passaggio culturale comune, non ha nulla a che vedere con fenomeni che hanno un nome e un cognome, sia di persone che di luoghi geografici, come in questo caso. Ci tengo a precisarlo. Altrimenti non si spiegherebbe l’intervento del Papa.

– Il Suo messaggio di scomunica chiarisce in modo netto e inedito quanto stiamo dicendo…

Il Papa si è reso conto che la commistione di cui parliamo, è diventata intollerabile per un credente del nostro tempo. Non è che se i boss vanno a messa, o hanno i santini, o spesso si vedono con la Bibbia, la Bibbia ha un rapporto con il boss. Sono loro che strumentalizzano questa cosa per ragioni su cui non voglio soffermarmi. Quel che è certo è che di fronte a fenomeni come quelli della processione di Oppido, assistiamo a dei “punti terminali”, non solo inaccettabili, ma, se posso dirlo, disgustosi. In quei casi è necessario che la Chiesa, pur non essendo responsabile in via diretta, guardi, osservi e tagli i rami secchi e guasti. Per esempio, ho letto l’intervento di mons. Nunnari che ha detto “i sacerdoti dovevano scappare”, ecco, interventi di questo tipo, che si inseriscono in quello di livello più alto della scomunica del Papa, appartengono a una Chiesa che reagisce.

Da snoqlibere.it

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