“Un buon detective non si sposa mai” – di Marta Sanz

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È estate, e anche i detective vanno in vacanza. Ma non c’è luogo al mondo nel quale Arturo Zarco possa sfuggire ai suoi fantasmi, specie se hanno i tratti seducenti di Olmo, il suo giovane folletto ossessionato dalle farfalle, o il fine intuito di Paula – l’ex moglie molesta, la zoppa necessaria. La villa che lo ospita, sulla torrida costa mediterranea, è un vecchio edificio rurale riadattato a lussuosa dimora della famiglia di Marina Frankel, un’amica che Zarco ha frequentato in gioventù. Marina appartiene a una stirpe di gemelle monozigoti. Un solo uovo per due corpi: uno fecondo, l’altro sterile. Doppelgänger. Amparo e Janni, la prima generazione. Poi Marina e Ilse, nate da Janni, che le ha abbandonate per rincorrere un amore straniero. Infine, Fanny e Erica, le bambine, le figlie di Ilse.

La sovrana di questa piccola comunità matriarcale è la zia Amparo, che con la sua vitalità e il suo fiuto per gli affari ha accresciuto negli anni la fortuna familiare. Quando Zarco giunge alla villa, Amparo è chiusa nella sua stanza per un malessere. In pochi sono autorizzati a varcare la soglia: lui scruta invano i rari spiragli, comincia perfino a dubitare dell’esistenza della donna. È solo un detective in vacanza, ma se Paula fosse presente – Paula è presente? – lo metterebbe in guardia: in quella casa c’è qualcosa di sinistro, di torbido. Un gorgo che finirà per risucchiare tutti, compreso Zarco.

(Traduzione di Luigi Scaffidi)

Collana Greenwich pp. 296 – 17 euro

“Una sarabanda di personaggi enigmatici e curiosi, descritti con maestria linguistica e stile impeccabile. Una delle maggiori sorprese degli ultimi anni.” El País
“L’intensità è quella della Rebecca di Hitchcock… Un buon detective conferma la maestria di Marta Sanz come autrice noir. Affascinante.” El Mundo
“Un eccellente cocktail con echi di boleri di ossessioni amorose, omaggi alla Lolita di Nabokov, miscelato con gli ingredienti essenziali della favola nera: la Bella Addormentata, la Matrigna, un principe podologo e infine qualche goccia del gioco degli scambi che ricorda il Ripley di Patricia Highsmith. Un perfetto Martini secco con vodka, mescolato, non agitato. Una grande prova narrativa di Marta Sanz, che trasforma il linguaggio in un divertente scarabeo letterario, dove il linguaggio agisce come una macchina da presa che disseziona la corruzione morale della borghesia.” La Opinión
“Un romanzo intelligente su tutto ciò che succede quando sembra che non accada nulla.” El Periodico

L’autrice
Marta Sanz (Madrid, 1967) è scrittrice colta e poliedrica, con più di dieci libri all’attivo tra romanzi, raccolte poetiche e saggi. Ha vinto il premio Ojo Crítico de Narrativa con Los mejores tiempos (2001) e il premio Tigre Juan per Daniela Astor y la caja negra (2013). Con Susana y los viejos (2006) è stata finalista al premio Nadal. Scrive di cultura e viaggi per El País, per Público e per la rivista El Cultural del quotidiano El Mundo. Fedele a un’idea civile di letteratura (“Il compito di uno scrittore è vedere, sentire, e non tacere”), è considerata una delle voci più originali della Spagna contemporanea. Il primo romanzo sui casi del detective Arturo Zarco è Black, black, black (Nutrimenti, 2013).