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Basta mordacchie ai giornalisti

 

Le invettive, gli insulti, le minacce di Beppe Grillo e dei fanatici che le rilanciano non ci lasciano indifferenti e, da tempo, non le consideriamo solo un giochino mediatico dell’artista fattosi politico. La Fnsi, contro questi comportamenti, contro qualsiasi minaccia di censura, da qualsiasi parte venga, ha sempre la stessa linea di deciso e fermo contrasto. Su Grillo, sulle sue liste nere quotidiane contro questo o quel giornalista abbiamo detto  e crediamo sia ormai  chiaro – come la pensiamo e da che parte stiamo. Le nostre prese di posizione sono talmente numerose che, se raccolte tutte insieme, possono formare un volumetto di coerenza e rigore democratico e civile.

La nostra solidarietà verso i colleghi presi di mira – l’ultimo il condirettore di Europa Federico Orlando – è sempre totale anche se la ripetitività del comico fattosi politico ci fa perdere talvolta qualche nome che recuperiamo (come in questa circostanza) appena possibile pubblicamente ma che consideriamo sempre e comunque già ricompreso nella nostra linea di comportamento;  che, appunto, non è cambiata e non cambia: da prima della grande manifestazione contro la Legge Bavaglio, in Piazza del Popolo, a Roma  il 3 ottobre del 2009, a oggi. E così continuerà ad essere anche domani.

Così, per pura memoria, ricordo uno scritto del 7 marzo 2013, dopo una delle tante sortite di Beppe Grillo contro l’informazione, i giornalisti e le televisioni; da noi considerata  come manifestazione di “quanto di più inappropriato possa fare un leader politico di un Paese democratico” che adotta “espressioni e atteggiamenti tipici degli oligarchi di regime”. E ancora: ‘Nemmeno Berlusconi, nella sua lunga azione per imporre leggi bavaglio, era mai arrivato a tanto. Noi non gli opporremo parole diverse da quelle espresse contro chi – anche in schieramenti diversi – ha tentato di mettere la mordacchia ai giornalisti”.

Piuttosto, talvolta ci poniamo delle domande, che sicuramente si fanno anche i colleghi nelle redazioni su quanto e fino a che punto sia il caso di “rilanciare” tanto di Grillo, anche quando meriterebbe l’irrilevanza. Lui, politico che sa usare le regole dello spettacolo, attaccando i colleghi dei giornali e delle televisioni spesso ottiene un risultato certo di grande diffusione e impatto. Sempre più le sue “sparate” sono solo funzionali al suo format di comunicazione che è solo propaganda e di cui trae vantaggio, perché comunque si impone come “notiziabile” o perché qualche progetto editoriale lo considera funzionale  ai suoi disegni di marketing verso il pubblico.

E’ bene perciò tenere sempre la tensione  giusta e rendere chiaro che da noi questa strategia delle minacce, dell’insulto, del “confino” dei giornalisti  e della selezione di quelli ammessi ad avvicinare Grillo o il suo cerchio non fa e non farà breccia. Deve semmai suscitare ancora più indignazione che nel mondo politico ci sia comunque chi ritiene, come il vicepresidente della Camera grillino Di Maio, che sia normale e accettabile l’idea che “loro”, fattisi autorità, possano stabilire chi è ammesso e chi no a frequentare le istituzioni parlamentari per fare il proprio lavoro di cronisti. Anche tutti i suoi vizi e difetti, ma anche con i suoi pregi, l’informazione libera e plurale è presidio essenziale di democrazia, di convivenza civile, di trasparenza e di legalità costituzionale.

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