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La storia di Bishara

 

Bishara ha 27 anni e viene dal Ciad. Dal 2013 vive presso l’ex MOI di Torino, dove, insieme a centinaia di altri migranti, ha trovato un luogo in cui vivere dopo la fine della cosiddetta “Emergenza Nord Africa”. Questo video si inserisce nell’ambito del progetto Sciabica: “sciabica” è una parola di origine araba che significa rete da pesca. Per Fabrica, Sciabica è una rete virtuale che partendo da Lampedusa, raccoglie le storie di migranti lungo le rotte della disperazione – in Africa e in Medio Oriente – e della speranza – in Europa.

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L’area residenziale dell’ex-MOI è stata edificata nel 2006 per le Olimpiadi invernali.
Dopo i giochi alcuni edifici del complesso sono rimasti vuoti e inutilizzati.
Il 30 marzo 2012, alcune centinaia di rifugiati rimasti senza casa hanno deciso di occupare quattro palazzine.
Bishara, del Ciad, è uno di loro. Come molti rifugiati, non può far ritorno al proprio paese dove rischia la prigionia o peggio.

“Mi chiamo Bishara, vengo dall’Africa, ho 27 anni. Sono arrivato il 31 maggio 2011, quando è cominciata la guerra in Libia. Siamo scappati dalla Libia e io non pensavo di venire in Italia però non c’erano altre strade per uscire, era meglio andare in Italia.
I centri di accoglienza non sono un bel posto. Prendono soldi, ti mettono in una camera in quattro persone, ti danno da mangiare. Non è buono ciò che ti danno da mangiare. Non c’è libertà, come in un carcere.Al MOI abito da solo, e tu metti lì in 4/5 persone, come in carcere, letti sopra e sotto.
Tanti problemi nei centri d’accoglienza o progetti. Questo si chiama business, si gioca con la vita delle persone.
Alcuni rifugiati hanno provato a lasciare l’Italia ma hanno scoperto che i loro documenti non hanno alcun valore in Europa.
Il permesso di soggiorno è dell’Italia – perché, l’Italia non fa parte della comunità europea? – non funziona in Francia.
Mi hanno arrestato per forza e hanno preso le mie impronte mi hanno dato i documenti e mi hanno detto “vai via”. Io mi sono arrabbiato e sono tornato indietro.
Questo non mi piace, questa vita così, come può funzionare se una persona è trattata come un animale? Dicono emigrazione ma ci trattano come animali. Non ti danno niente, ti dicono legge 55, legge questa, legge così, giocano con le vite delle persone, non è bene questo.
Oggi all’ex MOI vivono circa 600 migranti appartenenti a 25 nazionalità diverse.
Il MOI, qui, è, come si dice, un luogo tranquillo, un luogo normale. Siamo fortunati, quelli che hanno trovato questo luogo sono fortunati.
Ognuno ha il suo appartamento, camera da solo, stanza, cucina, bagno. Una libertà, hai la tua chiave, entri all’orario che vuoi. Siamo in libertà.
Siamo andati bene. È un anno che è andato bene. Speriamo che andiamo sempre così, senza problemi.
Voi non volete che noi stiamo in questa palazzina? – Sì, meglio. C’è una sola possibilità, facile per noi e anche per voi, cancellate le nostre impronte. Possiamo lasciare il vostro permesso di soggiorno, non è questa palazzina che lasciamo, noi non abbiamo bisogno di questa palazzina. Lasciamo anche l’Italia”.

Testimonianza raccolta da Carlo Maddalena / Fabrica. Riprese e montaggio di Marco Pavan / Fabrica

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