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Dal lettone all’ucraino, dal mio papi al mio Papa

 

Non appena lo Renzi il magno fico tornerà dalle gite scolastiche dovrà, fra le altre priorità,  vagliare le proposte rimbalzate da  Tajani a Brunetta per quanto riguarda l’eventualità di delegare Silvio per la trattativa ufficiale con Vladimiro (il nominato Nobel per la Pace Putin, mica Luxuria) per quanto confà  l’Ucraina o, almeno,  la Crimea. Poiché il nostro papi (ma una sua azienda di famiglia s’è già portata avanti stampando “Il mio Papa”) è anche estimatore fraterno di Lukashenko -è bene ricordare che nel ’97 fu concluso il trattato Russia-Bielorussia avente per obiettivo il rafforzamento economico, politico e sociale tra le due nazioni-  hai visto mai che in tal senso si potrebbe pur fare campagna di prevenzione su tutti i casini che potrebbero incombere sull’Europa?

Ciò detto e senza minimamente tener conto della fine fatta dall’altro suo fraterno (libico) amico, ma quanto cacchio possiamo fare affidamento su certi nostri rappresentanti che equiparano russi e bielorussi ai lettoni?          

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