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In difesa del Gattopardo. Caffè del 6 marzo

 

E ti pareva? L’Europa si è svegliata, i conti dell’azienda Italia non le tornano, Renzi deve rimediare entro due mesi. “Schiaffo all’Italia”, secondo Repubblica. “Rischio manovra”, per la Stampa. “L’Italia reagisce”, dice Corriere. Come? Con le riforme, risponde il neo ministro del tesoro Padoan, che presenta al Sole24Ore “Il piano per cuneo e spending”. C’è poi lo spread che continua a scendere: ieri 1,77 per cento. Ma non sarebbe male – mi permetto di consigliare – che Renzi e Padoan rispondessero anche alla preoccupazione europea per gli “Alti livelli di corruzione, di evasione fiscale, di inefficienza nel sistema giudiziario e nella pubblica amministrazione”. Corruzione e stato arcaico, il vero spread.

C’è un altro “schiaffo”, secondo il Giornale, quello di Renzi ad Alfano: gli indagati non si toccano”. “Renzi cambia verso -scrive il Fatto –  gli indagati non si toccano”. Povera Maria Elena Boschi, dopo i mediocri lazzi televisivi sulla sua avvenenza, ora le tocca in sorte di passare per  “una giovane gattoparda”, titolo di Peter Gomez. Ora, a parte il fatto che il Gattopardo era (nel romanzo di Tomasi di Lampedusa e nel film di Luchino Visconti) un nobile animale, a differenza delle iene che sarebbero venute dopo in Sicilia e in Italia, trovo che non si possano proprio mettere sullo stesso piano i casi Gentile e Di Girolamo e quelli dei 4 sotto segretari “indagati” di cui parte della libera stampa chiede le dimissioni.

La questione morale è, per me, questione politica. Se nel tuo nome e nel tuo interesse qualcuno ha preteso di censurare un giornale o se sei stata colta a parlare di appalti e uffici pubblici come fossero cosa tua, nessun partito che voglia essere credibile ti deve candidare a un incarico pubblio. Altra storia è l’avviso di garanzia, specie  per ipotesi di  reato quali la diffamazione, per il giornalista, o l’abuso d’ufficio, per un amministratore. Sono davvero rischi del mestiere che (a quello stadio dell’indagine) non dicono nulla sulla onorabilità e la trasparenza di chi li riceve.

Ho cercato di spiegarlo in un’intervista al Fatto. Anche se – questo lo ammetto – non comprendo perché alla Barracciu, che aveva vinto le primarie, si sia consigliato di non candidarsi in Sardegna ma poi la si sia nominata sotto segretario. Anche se – anche questo devo ammettere – non trovo opportuno chiamare a far parte del governo un senatore in attesa di giudizio (Filippo Bubbico), attendere, appunto, l’assoluzione che verrà. Secondo l’intervistatore, che ha per il resto sintetizzato bene quel che penso, all’interno della mozione Civati sarei uno che frena sulla questione degli “impresentabili”.  Non la vivo così.

Spazio sui giornali anche alla lista Tsipras per le elezioni europee. “Repubblica fa la sua lista con Tsipras”, scrive il Giornale che proprio non riesce a capire come un editorialista, si chiami Barbara Spinelli o Curzio Maltese, possa fare scelte politiche autonome dal quotidiano sul quale scrive. Sul Corriere interviene Pierluigi Battista e, come un disco rotto, accusa Moni Ovadia e Flores d’Arcais di essere solo dei “nostalgici del novecento”, di voler unificare “una sinistra dispersa e depressa”, di aver bisogno di “Papi stranieri” e di “bandiere oltranziste e massimaliste da sventolare”. Ora, per la verità, l’idea di appoggiare Tsipras, quando i socialdemocratici tedeschi dell’ottimo Martin Schultz sembrano pensare più ai fatti di casa loro (l’accordo con la Merkel) piuttosto che all’Europa, non mi pare proprio una brutta idea. E gli stessi socialisti europei dovrebbero coglierne lo stimolo critico.

È vero però, e lo scrive bene Stefano Rodotà su Repubblica, che la presentazione della lista in Italia è parsa  (anche a me) una scelta affrettata.  Senza la necessaria riflessione su recenti insuccessi della sinistra (liste Arcobaleno e Ingroia), senza provare a chiedersi quanto lavoro politico e quale presenza sociale, a differenza che in Italia, ci sia in Grecia dietro il successo di Syriza. No, le scorciatoie servono poco. Per ricostruire una sinistra in Italia occorre generosità, disinteresse, rispetto per le differenze e passione. E non si può risolvere la questione del Governo e dell’attesa che una parte dell’opinione pubblica ha per Matteo Renzi, con il fastidio supponente di chi chiede (sempre) ben altro.

Nello stesso articolo, Stefano Rodotà si chiede, però, se l’innovazione Renzi non stia già perdendo velocità, se non si stia già scontrando con il muro di gomma delle due destre, Alfano e Berlusconi, con cui deve fare i conti. Osserva Rodotà: “Civati, con quella che non è soltanto una battuta, ha parlato di Nuovo Centro Sinistra, ponendo così un problema: è possibile un processo, tutt’altro che semplice e breve, che abbia come primo obiettivo quello di liberare il Pd dal legame pericoloso con il Nuovo Centro Destra e, in prospettiva, consenta di lavorare intorno ad una ipotesi di sinistra nuova e non velleitaria? Di questo si dovrebbe tener conto”. Condivido.

Da corradinomineo.it

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