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Anonymous

 

Anonymous è un vasto ed eterogeneo gruppo di attivisti informatici aggregatosi inizialmente intorno al forum americano 4chan. Noti dal 2008 per gli attacchi informatici alla setta di Scientology, sono diventati famosi con l’operazione Payback e altre iniziative per rivendicare l’inutilità del copyright e le sentenze contro i downloader di materiali coperti da diritto d’autore.

Sono divenuti un soggetto riconosciuto a livello globale solo in occasione degli attacchi a Visa, Paypal, Mastercard e agli altri intermediari che avevano bloccato i conti di Wikileaks in seguito al cosiddetto Cablegate, cioè dopo la rivelazione dei cables, le comunicazioni riservate dell’apparato diplomatico statunitense. Si sono segnalati anche per attacchi alla Cia, all’Fbi, a polizie e governi locali come quello ungherese, da loro considerato un governo fascista per aver limitato costituzionalmente il diritto all’informazione nel paese europeo.

Il collettivo-non collettivo Anonymous interviene sempre quando c’è da difendere la diffusione dal basso di informazioni, o per punire coloro che la ostacolano, come nel caso di proposte di legge sul copyright che a loro dire limitano direttamente il diritto alla cultura e all’informazione.

Quindi l’elemento che per lungo li ha caratterizzati è stata la battaglia contro la censura dei governi e la manipolazione religiosa. La prima aggregazione di Anonymous risale infatti al conflitto innescato contro la Chiesa di Scientology, con l’operazione Chanology.

Gli strumenti che usano sono molti e vari, dalle chat private per coordinarsi, alle whiteboard come Pastebin per pubblicare comunicati, fino a blog a loro intestati gestiti anonimamente. Hanno tra i propri simboli la maschera Guy Fawkes, il celebre rivoluzionario inglese e un solo imperativo “non attaccare i media”.

Dati questi caratteri ricorrenti, il “fenomeno” anonymous, non ha tuttavia forme definite che invece si possono cogliere solo nell’analisi dettagliata di singoli soggetti e singoli comportamenti che via via si rifanno alla sua filosofia. Anonymous è un movimento, non un’organizzazione. Non si sa chi ci sia dietro Anonymous. Singoli, gruppi organizzati, crew informatiche? Anonymous è uno pseudonimo collettivo, come lo fu Luther Blisset – l’agitatore culturale degli anni ’90 -, come lo fu il subcomandante Marcos – generale dell’esercito zapatista di liberazione nazionale (EZLN) -, e segue le stesse logiche: Anonymous Si mostra per nascondersi, si nasconde per mostrarsi. Chiunque se ne può appropriare. Tranne in pochi e limitati casi svelati da Fbi e Interpol, e attualmente ancora al vaglio della magistratura, nessuno sa per certo quali soggetti e gruppi attivi sul web autonominatisi Anonymous abbiano deciso a tavolino azioni e logiche di sviluppo del movimento come accaduto nel caso degli attacchi a H. B. Gary e alla Stratfor. Le due società di consulenza strategica e di intelligence sotto contratto delle Difesa Americana, sono state più volte attaccate da Anonymous e nel caso di Stratfor, Anonymous ha reso pubbliche cinque milioni di email che hanno svelato la strategia di delegittimazione immaginata contro Julian Assange e Wikileaks.

Verosimile è ritenere che la dinamica prevalente sia quella dell’emulazione, supportata poi dalla diffusione di competenze all’interno di comunità impermamenti basate su vincoli di reciprocità, fiducia e appartenenza. La grande forza del movimento/fenomeno è proprio questa: la capacità di socializzare tecniche e tattiche di guerriglia digitale con i meno versati (nell’informatica e nella comunicazione), anche se la forza e l’efficacia delle loro azioni riposa sempre su stretti legami personali precedenti o costruiti ad hoc durante le operazioni e sulla capacità di coinvolgere un pubblico più vasto e non sempre preparato a parteciparvi sia dal punto di vista politico che tecnico. E in effetti alcuni dei risultati mediaticamente più importanti sono stati ottenuti attraverso attacchi DDoS organizzati via botnet e gestiti da uno sparuto gruppo di attivisti che per questo loro ruolo hanno anche egemonizzato il fenomeno per un breve lasso di tempo.

I DDoS, i distributed denial of service (la negazione temporanea di un servizio internet) – realizzati con strumenti molto semplici, e non tecnicamente sicuri, quali il LOIC (Low orbit Ion Cannon) – che intasano le connessioni dei server web fino a farli collassare, sono un’evoluzione del Netstrike, ma una volta scaricati, se non correttamente configurati e usati con precauzione possono e sono diventati un cavallo di troia per gli apparati di sorveglianza e repressione. E tuttavia la logica di Anonymous è sempre stata che una volta individuato un target, che si usino certi strumenti anziché altri, da quel momento in poi chiunque partecipi all’azione ha la responsabilità personale di quello che fa.

Nonostante i pesanti interventi della polizia verso alcuni dei partecipanti a questi attacchi, individuati più per la loro leggerezza che per le competenze degli investigatori, nessuno può sostenere con certezza di averne individuato i leader o dichiarare con sicumera di aver messo fuori gioco il collettivo/movimento. Anonymous è un meme, come le prime goliardate su 4chan. Anche se prendessero 100 sedicenti appartenenti ad Anonymous non cambierebbe niente. Quando in Europa 100 mila persona vanno in piazza lo stesso giorno con le maschere di Guy Fawkes per protestare contro ACTA, e innalzano cartelli ad Anonymous, la repressione ha già perso.

E infatti nonostante alcuni elementi di spicco della sua galassia, come Sabu, siano stati costretti a collaborare con l’FBI dopo essere stati scoperti, e nonostante una serie di arresti condotti sia in USA che in Europa, dal 2008 al 2013, Anonymous ha continuato a condurre attacchi informatici contro siti istituzionali o di grandi aziende, anche dopo la vasta eco mediatica prodotta dall’operazione di polizia contro Lulzsec negli Usa. In Italia, dove un’operazione di polizia ha prodotto 4 arresti fra gli Anonymous, la stravagante compagine di attivisti ha “defacciato” e “dossato” numerosi siti istituzionali come quello di Equitalia, lagenzia di riscossione crediti del ministero dellEconomia, e sono entrati furtivamente anche in quello del Vaticano. Molte sono le azioni a loro intitolate. Una di queste, a carattere internazionale, “l’operazione Lolita” ha avuto come target una serie di forum di dedicati alla pedopornografia nel Darkweb.

Il 5 novembre 2010, nel giorno della ricorrenza della Congiura delle polveri, in omaggio al rivoluzionario inglese Guy Fawkes denunciato e torturato prima di riuscire nell’intento di far esplodere la Camera dei Lord con 36 barili di polvere pirica, gli Anonymous hanno convocato attraverso Facebook la Million Mask March per protestare a livello globale contro la società della sorveglianza e delle disuguaglianze chiedendo libertà per Edward Snowden, il whistleblower dell’NSAgate o Datagate.

“UN DIZIONARIO HACKER” – di Arturo Di Corinto
Editore Manni 2014
Collana Sollevazioni
212 p., brossura

EAN 9788862665162 – € 14,00

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