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Datagate

 

Noto anche come NSAgate, è la più massiccia violazione della privacy della storia a livello mondiale con milioni di telefonate intercettate e miliardi di email passate al setaccio. Lo scandalo prende le mosse dalle rivelazioni della talpa Edward Snowden, il consulente della National Security Agency che ha svelato l’entità della sorveglianza operata segretamente dagli Stati Uniti verso governi alleati, imprese nazionali e semplici cittadini.

Il 5 giugno 2013 scoppia lo scandalo: il Guardian rivela che la Nsa, l’agenzia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti ha costretto Verizon, azienda americana di telecomunicazioni, a fornirgli i metadati dei suoi abbonati: chi chiama chi, da dove, per quanto tempo. Autore dello scoop è Geleen Grenwald, giornalista del Guardian che da allora in avanti sarà perseguitato anche nei suoi affetti dalla burocrazia e dai governi inglese e americano. Per tutelarsi, rivelerà solo in seguito che migliaia di documenti della NSA sono stati “messi al sicuro”, nel caso a Snowden “succedesse qualcosa”.

Poi si scopre che insieme al Fbi la Nsa ha chiesto a Microsoft, Yahoo!, Google e Facebook di accedere a file, foto, video, email, e conversazioni dei propri utenti nel’ambito del programma di sorveglianza “Prism” di Bush figlio. I big player della rete affermano di essersi opposti. Barack Obama non smentisce ma definisce l’operazione “un necessario compromesso tra privacy e sicurezza”.

Pochi giorni dopo si scopre che Edward Snowden è la gola profonda che ha portato alla luce lo scandalo e, con un mandato di arresto pendente, fugge prima a Hong Kong e poi in Russia dove rimane nonostante la richiesta di estradizione degli Usa che gli revocano il passaporto. Mentre la UE chiede ai più alti livelli spiegazioni sui programmi spionistici della Nsa il suo direttore, il generale Keith Alexander, afferma che erano perfettamente conosciuti dal Congresso americano. Prism non è il solo programma globale di intercettazioni e sorveglianza verso cittadini e leader di paesei amici. Anche gli inglesi con Tempora, sorvegliano le comunicazioni lungo le dorsali internazionali.

Anche l’Italia risulterà fra i paesi spiati con almeno 46 milioni di telefonate intercettate. Secondo il settimanale Spiegel la Nsa spiava Italia, Germania e Francia ma, al contrario del presidente tedesco Angela Merkel e di quello francese,  Hollande, la reazione del premier italiano Enrico Letta è moderata e interlocutoria verso il potente alleato Usa. Francia e Germania minacceranno di interrompere le trattative commerciali tra Unione Europea e Stati Uniti.
Angela Merkel risulterà essere uno dei capi di governo alleati spiati dagli americani.

Un mese dopo le rivelazione di Snowden Italia, Francia, Spagna e Portogallo, vietano al jet del presidente boliviano Morales il sorvolo sul loro territorio credendo che a bordo ci fosse Snowden. Morales rimane bloccato a Vienna per quasi un giorno intero, mentre Snowden era altrove. L’Italia, di fronte alle pressioni dell’opinione pubblica che chiede asilo politico in Italia per Snowden, farà dichiarare ad Emma Bonino, attuale Ministro degli Esteri, che “non ci sono le condizioni per concedere l’asilo a Snowden” al contrario di quanto fanno Venezuela e Nicaragua. Il primo agosto 2013 la Russia concede il visto di un anno alla talpa del Datagate.

A settembre Dilma Roussef, presidente brasiliano, dichiarerà all’assemblea dell’Onu: “Siamo di fronte a una grave violazione delle libertà civili e della sovranità nazionale del mio paese. Senza diritto alla privacy non c’è democrazia”. Negli ultimi giorni del 2013 un deputato del congresso americano dichiarerà che il datagate è un complotto russo contro gli Stati Uniti e che Snowden è stato aiutato dai servizi segreti russi già sul suollo americano.

Lo scandalo Datagate pone ancora oggi molte questioni: sul ruolo dei governi, degli operatori telefonici e degli intermediari della rete, e interpella tutti su diritti civili e libertà costituzionali. Ma ci interroga anche sulla qualità delle nostre democrazie, sul ruolo dei whistleblowers e sulla necessità dell’autodifesa digitale.

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