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I CIE Italiani sono inumani e degradanti e fanno notizia anche all’estero. Cosa intende fare il governo Renzi?

 
Quattro stranieri, tre di origine eritrea e uno di origine iraniana, si sono opposti alla decisione del tribunale inglese che stabiliva di rimandarli in Italia dove, essi sostengono, “siamo a rischio di trattamenti inumani e degradanti”. La Corte Suprema di Londra ha accolto il loro ricorso con una sentenza che si appella alla violazione dell’art. 3 della Convenzione Europea sui Diritti Umani.
Le informazioni che quotidianamente la campagna LasciateCIEntrare riceve e diffonde non riguardano solo proteste choc – come quella delle bocche cucite di Ponte Galeria o dei tentati suicidi (l’ultimo quello di un ragazzo libico di 20 anni, trattenuto da 3 mesi nel CIE di Ponte Galeria a Roma) – che diventano notizia sui media, ma anche storie di evasioni, scioperi della fame, o rimpatri irregolari. Non tutto guadagna l’attenzione della cronaca; così mentre i CIE “sopravvivono” a numero ridotto – ne sono stati svuotati 8 su 13 – e uomini e donne ancora rinchiusi in quelle prigioni continuano ad attendere la soluzione di un’ingiustizia subita, la Corte di Londra rimette al centro della discussione il tema degli standard di accoglienza in Italia. E solo poche settimane fa, una delegazione della campagna LasciateCIEntrare aveva incontrato Christopher Chope, il Rapporteur del Consiglio d’Europa in tema di politiche migratorie che, in visita a Roma e Lampedusa, per una verifica delle condizioni di accoglienza, trattenimento, respingimento, ha ribadito che le condizioni giuridiche e logistiche dell’accoglienza nel nostro paese sono preoccupanti.
Intanto, due delibere dei comuni di Torino e Roma fanno fare altri passi avanti. Il Consiglio comunale della città piemontese ha approvato la mozione che “impegna il Sindaco e la Giunta a chiedere ufficialmente al Governo di superare nel più breve tempo possibile il CIE di Corso Brunelleschi”; mentre a Roma all’unanimità è passata una mozione che impegna il sindaco e la giunta “a esprimere formalmente al Governo nella sua interezza, al Ministro dell’Interno, ai Ministri competenti, il proprio giudizio fortemente critico nei confronti della struttura ospitata all’interno del territorio, evidenziandone i costi esosi, l’inutilità strutturale nell’economia dei processi migratori, ritenendolo soprattutto un luogo sospensivo dei diritti fondamentali e considerando l’inadeguatezza dello stesso edificio che lo ospita”, chiedendo la chiusura del CIE di Ponte Galeria e l’elaborazione di altre forme di accoglienza a carattere non reclusivi.
E il senatore Luigi Manconi, presidente della Commissione per la Promozione e Tutela dei Diritti Umani del Senato promuove la chiusura dei CIE con una raccolta firme – di grande successo – lanciata sul sito Change.org. “Speriamo che altri comuni e altri membri del Parlamento prendano posizioni simili e costringano il Governo appena insediato, e di cui non si conosce l’indirizzo in materia, di agire per una soluzione giuridicamente corretta e socialmente sostenibile” dichiara Gabriella Guido, portavoce della campagna LasciateCIEntrare. Nell’anno che vedrà l’Italia condurre il semestre di Presidenza Europeo la campagna LasciateCIEntrare rilancia con forza l’appello MAI PIU’ CIE e accoglie con disappunto la scelta del neo Presidente del Consiglio Matteo Renzi di varare un esecutivo che prevede la scomparsa di alcuni Ministeri che avrebbero anzi dovuto essere resi più operativi e rafforzati, come quello dell’Integrazione e delle Pari Opportunità. Un segnale molto poco incoraggiante per chi si batte per la piena garanzia dei diritti di cittadinanza; sospendiamo il giudizio in attesa di capire le intenzioni di questo nuovo governo.
Per approfondimenti contattare Gabriella Guido, portavoce della campagna LasciateCIEntrare al 329.8113338

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