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“Non si può ricordare qualche cosa a cui non si è pensato e di cui non si è parlato con se stessi” (Hannah Arendt)

 

Oggi e domani nelle sale del circuito Nexo Digital, in occasione della Giornata della Memoria, verrà proiettato il film di Margarethe Von Trotta “Hannah Arendt”  (qui il link ai cinema dove sarà possibile assistere alla protezione) Hannah Arendt – nella foto –  (filosofa, critica,scrittrice ebrea-tedesca) seguì a Gerusalemme il processo di Adolf Eichmann il nazista che aveva organizzato i treni che trasportavano gli ebrei nei vari campi di concentramento. L’analisi riguardo al comportamento di Eichmann le ispirò il libro “La banalità del male”.  

“La manifestazione del vento del pensiero non è la conoscenza; è l’attitudine a discernere il bene dal male, il bello dal brutto.” Durante gli anni del processo la Arendt osservò Eichmann per capire il perché di tanta malvagità, ma invece di scoprire un mostro trovò un uomo mediocre incapace di pensare. Eichmann era un soldato che obbediva agli ordini, un uomo normale che svolgeva compiti mostruosi senza porsi alcuna domanda, senza che fosse presente il lui nessuno spirito critico. Come Eichmann furono molti gli uomini comuni che contribuirono al massacro di disabili, zingari, testimoni di Geova, prigionieri politici, omosessuali ed ebrei. Di Eichmann disse: “Non era stupido, era semplicemente senza idee. Quella lontananza dalla realtà e quella mancanza di idee, possono essere molto più pericolose di tutti gli istinti malvagi che forse sono innati nell’uomo. Questa fu la lezione di Gerusalemme. Ma era una lezione, non una spiegazione del fenomeno, né una teoria.”. Il pensiero della Arendt rimane  una lezione che tutti dovremmo tenere a mente per evitare di cadere in regimi totalitari.
Nello scambio di lettere con Gershom Scholem Hanna Arendt scrisse: “E’ anzi mia opinione che il male non possa mai essere radicale, ma solo estremo; e che non possegga né una profondità, né una dimensione demoniaca. Può ricoprire il mondo intero e devastarlo, precisamente perché si diffonde come un fungo sulla sua superficie. E’ una sfida al pensiero, come ho scritto, perché il pensiero vuole andare in fondo, tenta di andare alle radici delle cose, e nel momento che s’interessa al male viene frustrato, perché non c’è nulla. Questa è la banalità. Solo il Bene ha profondità, e può essere radicale.” Il non pensare, l’agire per cieca obbedienza, per superficialità o per emotività può essere fatale, conduce alla distruzione delle persone, alla distruzione dell’umanità. Hannah Arendt c’insegna che il male non è un qualcosa di estraneo a noi e che lo sforzo dell’uso del pensiero può neutralizzarlo.

Lo sviluppo del pensiero critico, l’attitudine a discernere il bene dal male sono prerogative che dovremmo rinnovare costantemente per non diventare banali soldati ad uso del male. Le dittature si rafforzano in mancanza di voci contrarie, si consolidano anche nel silenzio di chi non prende alcuna posizione.

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