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Giornalisti precari, la storia di Amalia senza contratto tra scoop e querele

 

Amalia fa la giornalista da più di vent’anni. Era una ragazzina quando cominciò, con il giornalino della scuola; e poco più grande quando, mentre faceva l’università, entrò in una radio napoletana e mosse i primi passi seguendo i cronisti più anziani e imparando il mestiere. «Mentre scrivevo la tesi mi proposero di lavorare nella neonata Rtl Napoli. Cominciai a seguire cronaca nera e giudiziaria. Il lavoro che facevo, se aveva rilevanza, andava poi sul nazionale». E se segui la cronaca nera a Napoli vuol dire che sei sul nazionale un giorno su due: «Andavo sul posto, facevo collegamenti in diretta, spesso arrivavo prima delle agenzie. Perché avevo dei buoni contatti: ho sempre coltivato le mie fonti, cercando di fare un lavoro pulito e corretto».
La ragazzina Amalia è diventata Amalia De Simone. Per chi si occupa di giudiziaria e di criminalità organizzata, specialmente nel sud Italia, il nome è più che noto. Dicono che abbia un senso della notizia eccezionale: «La prima cosa che curo è il fatto, la notizia: e cerco di documentarla come meglio posso» si schernisce lei.
Eppure Amalia non ha un contratto di lavoro stabile, “a tempo indeterminato”. Lo ha avuto una sola volta in vent’anni, all’epoca in cui il quotidiano Epolis si lanciò in una serie di assunzioni in tutta Italia: fallendo poi purtroppo qualche anno dopo e lasciando a casa decine di giornalisti. A parte questa parentesi finita male, Amalia ha vissuto sempre di collaborazioni più o meno stabili, ma – salvo un caso di contratto a tempo determinato – senza un inquadramento come “lavoratrice subordinata”. E spesso pagate male.
La storia di Amalia ripercorre il pezzo più recente, e deprimente, del giornalismo italiano: testate che chiudono, che riducono i collaboratori, che cercano il massimo ribasso rispetto ai compensi, che anziché assumere con veri contratti mettono in piedi “collaborazioni” molto meno dispendiose e vincolanti. Epolis, Current tv, Radio Dimensione Suono, Rtl, Ansa, Corriere del Mezzogiorno: non c’è praticamente testata giornalistica per cui non abbia lavorato.
Contro di lei è stata depositata una serie molto nutrita di querele temerarie, ma Amalia non ha mai subito un rinvio a giudizio: «perché i pm o chiedevano l’archiviazione o finivamo davanti al Gip perché i querelanti facevano opposizione all’archiviazione, ma poi si chiudeva lì perché il gip confermava l’archiviazione». Chiaramente questo per lei ha sempre voluto dire pagarsi un avvocato, «sempre di tasca mia». Oltre a questo è anche una delle poche giornaliste, forse l’unica, ad essere stata citata in causa dal proprio editore con una richiesta di risarcimento esorbitante, quasi…

http://www.articolo36.it/articolo/incontri-ravvicinati-amalia-de-simone-giornalista

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