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Pd. Giornata nera. Congresso in alto mare, tutto da rifare. L’autolesionismo al potere

 

Cosa significa la parola autolesionismo? Basta “ leggere” la cronaca della “ due giorni” del Pd, l’assemblea che  doveva decidere regole e data del congresso con le eventuali e necessarie modifiche allo Statuto che non regge, è il peggio del peggio. Niente, è tutto da rifare, si riparte da zero. Da quando è stato eletto Epifani a segretario il Pd ha dedicato alla preparazione del Congresso la maggior parte della propria attività. Riunioni, incontri fra gli esponenti delle varie “anime”, segreterie, commissioni allargate e ristrette, lavoro fino a tarda notte di venerdì e poi per tutta la mattina di sabato per trovare una intesa che sembrava fatta. Ma Rosy Bindi proprio su un problema di fondo,la separazione fra la candidatura a segretario e quella a premier. fa saltare l’intesa. Lei, con vuole che le due figure si identifichino e si deve ripartire da capo. Tutto viene rinviato alla riunione della Direzione convocata per il27 di questo mese.

Renzi: voglio un partito che governi da solo
La cronaca del congresso, della seconda giornata è tutta concentrata sulle regole,  che non sono un fatto tecnico  ma dai forti significati politici . Si perdono gli interventi,interessanti dei candidati, Renzi, Cuperlo, Civati,  Pittella. Si perde l’abbraccio fra Renzi e Cuperlo.Il sindaco di Firenze  vuole un partito che “ governi da solo “, l’errore del Lingotto ,le invenzioni di  Veltroni. No, tutto questo è bandito, gli interventi,interessanti ,vengono affidati  alla storia, o meglio alla cronaca, se qualcuno  avrà la bontà di registrarli. Il Pd ha dato il peggio di se, risalire la china non sarà facile.

Tutto torna alla Direzione, anche la data dell’8 dicembre
Difficile è capire comela Direzioneconvocata per  il 27 potrà rimediare, tanto che anche la data proposta  da Epifani,l’8 dicembre , per tenere le primarie è a rischio. Non c’è” autorizzazione” anche se Fassina sottolinea chela Direzione. deve garantirne il mantenimento,la possibilità di svolgere il congresso, senza rinviare a chissà quando. La cronaca ci racconta di un suicidio annunciato. Intese,pacificazione,parola molto di moda, strette di mano, abbracci, e anche un voto avevano lasciato intendere che l’assemblea poteva concludersi bene,malgrado tutto. La  “ raccomandazione” proposta dalla Commissione diretta da Gualtieri che con grande sforzo aveva  trovato una sintesi fra le varie posizioni veniva approvata a larga maggioranza: 378 sì,74 no e24 astenuti Da tener presente per approvare qualsiasi proposta servono 471 voti,la metà più uno degli aventi diritto al voto.

Sembrava di trovarsi in mezzo a una “ guerra civile”
Ed ‘qui che come qualcuno ha detto il clima si surriscalda, “ sembrava di trovarsi nel bel mezzo di una guerra civile “ . La “ raccomandazione sulle regole ha  registrato con il voto la presenza di 476 delegati. Solo cinque in  più del necessario. Da tener presente che la  “ raccomandazione” avrebbe dovuto essere seguita dalla modifica dello statuto proprio sul punto più controverso, la separazione del ruolo di segretario da quello di candidato premier. La commissione aveva avanzato la proposta di  separare i due ruoli. Si doveva cambiare l’articolo 3 dello Statuto  limitandolo alla indicazione del ruolo e dei compiti del segretario per poi riformulare un articolo già esistente, il18 inquesto modo: “ Il candidato del pd alla carica di Presidente del Consiglio dei ministri è scelto attraverso primarie di coalizione o di partito a cui sono ammessi,oltre al segretario nazionale, anche altri iscritti al partito democratico. Insomma si salvava capra e cavoli.   Con il congresso  si sarebbe votato, primarie aperte, con albo cui iscriversi, il segretario del partito. Al momento in cui si doveva decidere il candidato premier il segretario poteva partecipare alle primarie insieme ad altri esponenti.  Stante il numero dei delegati presenti ci voleva un chiaro impegno delle diverse “ anime” del partito a  dare il voto favorevole alla proposta della Commissione.

Non ci sono i numeri per approvare l’intesa e i renziani se la godono
E qui scattava la trappola,il trappolone. I bindiani propongono di far votare il documento sulle regole con la riforma dello statuto per parti separate. Rosy Bindi afferma che segretario e premier devono coincidere. Con le si schierano i veltroniani e Civati. Epifani capisce chele “ riserve” sull’intesa raggiunta in commissione  significa che stante la ristrettezza dei presenti non ci sono i voti necessari.  I renziani stanno a guardare, sono altri che levano loro le castagne dal fuoco.Loro hanno da sempre puntato sul ruolo unificato e  Renzi si candida a segretario proprio per essere anche candidato unico a premier. Si dimentica che il sindaco di Firenze  si misurò con Bersani proprio grazie ad un ordine del giorno che cambiava provvisoriamente lo statuto, altrimenti non avrebbe potuto candidarsi. Ma la memoria è corta, anche quella di Rosy Bindi. Il segretario chiede una sospensione, “un problema di numeri”, dice.

Cuperlo: superare l’automatismo tra segretario e  premier è un fatto politico
Ma il problema è politico, i numeri sono un accessorio. Dice Gianni Cuperlo.” Separare  e superare l’automatismo tra la carica di segretario e la candidatura alla guida del governo è una scelta politica, non ne faccio una questione regolamentare”. E’ un nodo  che la direzione non potrà sciogliere e che il congresso dovrà affrontare. Da segnalare che la richiesta del delegato bindiano,Mariucci, di voto separato era stata respinta dalla Commissione che aveva chiesto di votare in blocco le modifiche.L’istanza è stata sottoposta alla assemblea,ma la votazione è stata annullata per problemi procedurali. Dopo l’annuncio della sospensione numerosi delegati, si dice che siano di parte genziana, se ne sono andati. A quel punto non era più possibile discutere ed approvare alcunché. Non ci sarebbero stati i numeri ela Commissione ritirava l’emendamento allo statuto.

Fassina. Surreale se esprimessimo il candidato alla presidenza del Consiglio
A quel  è punto l’intera raccomandazione cambiava significato. E la palla tornava alla Direzione. Fra i commenti che “raccontano” la giornata nera del Pd, Stefano Fassina sottolinea che il congresso si dovrà tenere comunque l’8 dicembre e la direzione è chiamata ad operare per mantenere la data. Aggiunge “Sarebbe surreale se esprimessimo il candidato a presidente del Consiglio”. E Civati: “ Non si capisce bene  perché stiamo cercando un candidato premier se ce lo abbiamo già”. Appunto, non sarà facile spiegare cosa bolle in pentola. Certo qualcosa di indigesto per qualsiasi persona di  buon senso.

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