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Decadenza: Pezzopane, “spero che nel Pd nessuno pensi che salvare Berlusconi sia il miglior modo per garantire stabilità al governo Letta”

 

L’Italia ostaggio di Berlusconi Una cosa è certa: quando i nostri figli e nipoti saranno chiamati a studiare la storia politica dell’Italia di inizio secolo, un capitolo apposito sarà dedicato alla tremenda estate del 2013. Quella che sta per concludersi, infatti, sarà ricordata non solo come l’estate delle larghe intese (la seconda, dopo quella montiana del 2012) e di un esecutivo impossibilitato o quasi a decidere su qualunque argomento quanto, soprattutto, come la stagione dei diktat, dei falchi, delle colombe, delle pitonesse, delle minacce e, qualcuno dice, dei ricatti di un PDL che, al netto delle disquisizioni di carattere faunistico, proprio non riesce a rassegnarsi all’idea che alle prossime elezioni dovrà fare a meno del proprio amato leader. Il che, purtroppo, la dice lunga sulla fase anomala e controversa che il Paese attraversa oramai da vent’anni, con la scomparsa del concetto stesso di partito dal nostro panorama politico e la progressiva affermazione di movimenti personali che seguono, dalla nascita all’estinzione, le alterne sorti dei propri fondatori. Di questo e di molto altro abbiamo discusso, ancora una volta, con Stefania Pezzopane, membro della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari del Senato (che si sta riunendo in questi giorni per decidere sull’applicabilità o meno della legge Severino e sulla decadenza di Silvio Berlusconi da senatore) nonché esponente dell’unico partito che, al netto delle sue lacerazioni e delle sue innumerevoli correnti interne, somiglia ancora un po’ a un soggetto politico di stampo europeo, per sua natura basato sui princìpi della collettività e della contendibilità. Il primo aspetto sul quale incalziamo la senatrice Pezzopane è il rinvio della discussione in Giunta in seguito alla decisione del relatore pidiellino Andrea Augello di accantonare sia le sue pregiudiziali sia quelle presentate dai suoi colleghi di partito, indirizzando nuovamente la discussione sulla decadenza o meno di Berlusconi. A tal proposito, però, la Pezzopane non solo ha fugato i nostri dubbi ma ha voluto far chiarezza sul reale svolgimento della vicenda: “In realtà, non si è deciso un rinvio della decisione bensì un’anticipazione perché ieri eravamo convocati per discutere le pregiudiziali proposte dal PDL: un aspetto su cui il PD aveva molte perplessità perché si sarebbero allungati i tempi e, inoltre, si stavano forzando i regolamenti perché in Giunta, storicamente, non erano mai state discusse le pregiudiziali proposte dal relatore. Ieri, dunque, con decisione unanime, siamo tornati nell’alveo del regolamento che prevede la discussione generale che, se fossero state ammesse le pregiudiziali, sarebbe slittata alla prossima settimana. La Giunta adesso deve concentrarsi sulla questione dei tempi di discussione (ci vorrà una seduta e forse un aggiornamento), come previsto dal regolamento, e poi si voterà sulla proposta di Augello che, ovviamente, non è condivisa dalla maggior parte della Giunta che è favorevole alla decadenza di Berlusconi da senatore”. D’accordo, abbiamo insistito, ma quando il dibattito riprenderà, probabilmente all’inizio della prossima settimana, cosa accadrà? “Nel momento in cui dovesse essere bocciata la relazione di Augello, il regolamento parla chiaro: il nuovo relatore deve essere scelto dal presidente fra coloro che hanno bocciato la proposta del relatore precedente. Chi avrà l’onore di essere prescelto dal presidente Stefàno dovrà presentare una nuova relazione che, nel caso specifico, conterrà per l’appunto la richiesta di decadenza di Berlusconi da senatore. A quel punto, inizierà la contestazione: Berlusconi avrà dieci giorni di tempo per presentare la sua memoria difensiva e sottoporsi all’audizione pubblica, nel pieno rispetto dei tempi previsti per esercitare il suo legittimo diritto di difesa. Dopodiché, la Giunta si trasformerà in un vero e proprio collegio e assumerà la decisione definitiva”. Trattandosi di una questione decisiva per le sorti del governo Letta e, di conseguenza, dell’intero Paese e conoscendo gli appelli alla stabilità giunti proprio in queste ore dal Capo dello Stato, dal Governatore della Banca d’Italia e dalle principali istituzioni europee, ci è sembrato poi opportuno domandare alla senatrice come stessero vivendo, lei e i suoi colleghi democratici, quest’inattesa e forse neanche troppo desiderata popolarità, stretti tra il fuoco di fila delle dichiarazioni di un PDL scatenato come non mai, gli attacchi, in Aula e fuori, di un Movimento 5 Stelle pronto ad approfittare di ogni minimo passo falso del Partito Democratico per rilanciare il mantra del “sono tutti uguali e devono andare tutti a casa” e l’assembramento di telecamere e microfoni davanti alla sede della Giunta, situata accanto alla chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza realizzata dal Borromini. “La pressione – ci ha riferito – è francamente insopportabile e frutto di un errore politico da parte del PDL. La Giunta delle elezioni sta facendo il suo dovere e sta lavorando intorno alla legge Severino sull’incandidabilità dei condannati a pene superiori ai due anni, approvata dal Parlamento appena lo scorso autunno, e all’applicazione della sentenza emessa il 1° agosto scorso dalla Cassazione. Ci tengo a precisare che noi non siamo un quarto grado di giudizio e che non si può pretendere un approccio di carattere politico, come se esistesse uno schema di maggioranza, perché la Giunta non può e non deve tener conto di alcun equilibrio politico ma limitarsi a valutare l’applicabilità o meno della legge Severino al caso del senatore Berlusconi. Per quanto mi riguarda, la legge è pienamente applicabile e ci tengo a dire che, come PD, non ci lasceremo influenzare da alcuna forma di pressione”. Ben sapendo quale sia il clima di sfiducia e sospetto che domina nell’opinione pubblica in merito al comportamento degli esponenti politici, ci siamo permessi di mettere in dubbio la sua ultima affermazione, insinuando il sospetto che a qualcuno possa venire in mente di chiedere il voto segreto per ribaltare in Aula l’esito di una decisione che in Giunta, rinvii a parte, sembra oramai scontato. “Questo – ci spiega con tono fermo ma al tempo stesso preoccupato – dipenderà dalla coscienza dei senatori. Finora, almeno da parte del PD, di SEL, di Scelta Civica e del Movimento 5 Stelle, non è venuto alcun segnale di cedimento in merito all’applicazione di una legge dello Stato e al rispetto del princìpio di legalità. Mi auguro che nessuno chieda il voto segreto perché sarebbe un pessimo segnale per il Paese, ma al tempo stesso mi ostino ad essere fiduciosa: confido nella coscienza dei miei colleghi”. E se questo qualcuno si annidasse proprio tra i banchi del PD? Se a tramare nell’ombra fossero gli stessi che in aprile affossarono la candidatura di Prodi nella drammatica notte dei centouno? In fondo, come ben sa, essendo una che vive tra la gente e frequenta molto le feste e le iniziative del PD sparse per la Penisola, sono gli stessi dubbi che serpeggiano tra i militanti e i simpatizzanti, ancora sotto shock per ciò che accadde la sera di quel maledetto 19 aprile e non certo disposti a sopportare un ulteriore, e se vogliamo ancora più grave, tradimento. Non a caso, fiutando l’aria, la Pezzopane ci risponde con estrema grinta e determinazione: “Se qualcuno al nostro interno pensa che salvare Berlusconi sia il miglior modo per garantire stabilità al governo Letta, beh ci tengo a fargli sapere che questa sua eventuale decisione sarebbe assai più destabilizzante per l’esecutivo della decadenza di Berlusconi. Senza contare le ripercussioni devastanti che una scelta del genere causerebbe all’interno del dibattito del centrosinistra”. Su di lei non abbiamo dubbi. Speriamo di non doverci ricredere su un partito che, nonostante tutto, rappresenta l’unica possibilità concreta che abbiamo di avviare un’“exit strategy” dal devastante ventennio berlusconiano.

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