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L’etica nella comunicazione

 

DA ARTICOLO 21 (CIRCOLO DI FIRENZE) – “La domanda di etica nella comunicazione di massa è ben più di una semplice moda: e’ l’espressione di un bisogno di orientamento, di giuda, di legittimazione”. La citazione di M.Lorean della Università di Friburgo si addice a farci entrare nell’etica della notizia, a valutare come la comunicazione non sia solo dei giornalisti, o di chi la esercita come professione. Appartiene infatti a tutti. Bisogna dunque che rimanga un fattore di democrazia e di umanità. Viene da domandarsi: quali siano le attuali tendenze del giornalismo scritto e parlato? In che misura queste tendenze mettono in crisi i codici etici della professione? Tentare di rispondere in una fase di crisi e di passaggio come quella attuale, determina a edificare la tenuta dei tre pilastri su cui si regge il codice del giornalismo classico: della verità, rispetto delle persone e indipendenza del giudizio. Se l’ informazione è un bene pubblico regolato da un’etica pubblica, la ‘morale dei giornalisti” ne dipende strettamente. Non c’ è stata mai tanta informazione e mai tanta insoddisfazione circa l’Informazione come nel nostro tempo. Tant’è che la cultura professionale ha subito i disagi di un certo sconvolgimento. Così acuto e diffuso da legittimare talvolta il dubbio che la professione non sia in grado di gestire autonomamente il proprio controllo. E mentre permane nel pubblico un’esigenza di informazione corretta, tra i giornalisti prevalgono indifferenza e cinismo. È un dato forte e consistente da studiare e valutare. Ricerca e studio, però, non bastano perché’ il sistema e’autoreferenziale.

Occorro punti di riferimento esterni, non solo per convincere razionalmente ma anche a sostenere le motivazioni al cambiamento. Emerge allora il richiamo all’etica in una prospettiva strategica dove sono i contenuti a determinare il peso della critica all’esistente della pertinenza delle proposte di miglioramento.
Un’etica che aiuti a eliminare pregiudizi con uno strumentario riflessivo. Etica campo di ricerca ampio e pure ancora abbastanza vago. Una disciplina di indagine dove si descrive lo stato della morale e si elaborano gli strumenti per l’ osservazione; si producono norme e sanzioni per una società concettualmente orientata alla progressione; si ragione di istanza critica come luogo di costruzione e verifica di criteri per definire bene o male, giusto o ingusto. Percorsi di ricerca questi riconducibili a un’etica descrittiva, normativa e fondativa.
Prevalente, attualmente, la prima su quella normativa che moltiplica i codici: meno progredita la fondativa ma di importanza maggiore perché ad essa riconducibili le basi di un “esistere” etico. Ciò richiama una considerazione: il limite del solo raccogliere dati negandosi il diritto di dure poi come dovrebbero diversamente essere.

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