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Rossella Falk, la musa del teatro

 

Ad una settimana dalla scomparsa di Anna Proclemer ci lascia anche Rossella Falk, nata a Roma nel 1926, attrice di raffinato e sofisticato talento, croce e delizia dei  grandi registi che si trovarono a dirigerla: sia per temperamento, sia per autorevolezza di arte e carattere, sbocciate da una preparazione culturale,da una sete di conoscenza che andavano bel oltre il fascino e il vezzo della premiére dame.  Per piaggeria, o per detrazione, nel suo ambiente veniva spesso apostrofata “la Greta Garbo italiana”, ma lei ci svolazzava su sottolineando (causticamente) che, a parità della ‘divina’ vantava lo stesso disegno del viso, la stessa taglia, persino lo stesso numero di scarpe. Analogie di ambiguità e di seduzione (ritagliate su quel volto chiaro,ammaliante, eburneo) che la indussero a titolare “L’ultima diva” l’autobiografia scritta per Mondadori nel 2006, a conferma di quel poker  di eleganza, raffinatezza, salda disciplina che connotò  le grandi-signore del teatro italiano del secondo novecento:   spumeggiante e sovrana Valeria Moriconi, genialmente ‘minuscola’ e intrigante folletto Anna Maria Guarnieri, regina madre  severa e scapigliata Anna Proclemer.

Di suo, come accennavamo, Rossella Falk, apportava le frequentazioni e la preparazione di un sapere umanistico e senza steccati: parlava quattro lingue, era  traduttrice dal russo e dall’inglese,  amica e conoscitrice di Tennessee Williams, Jean Cocteau,  Noël Coward,   Dirk Bogard,  Peter O’Toole  (ovvero tutto il  milieu del dandysmo e della eccentricità  del secolo breve). Con un particolare trasporto (sino alla mimesi subliminale) per Maria Callas con cui aveva  condiviso un rapporto di stima e d’affetto durato per oltre vent’anni,  sino alla scomparsa del soprano , celebrata in  “Vissi d’arte”, recital che  dal 2004 e il 2006, Rossella Falk aveva condotto in tournée  mondiale fra Europa e Stati Uniti.

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Sotto il profilo cronistico, diremo inoltre che la Falk, diplomatasi  giovanissima all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica (cui s’era iscritta incitata da Giorgio De Lullo, perché”sei  così bella che sbaragli tutti”) , aveva iniziato a lavorare in teatro alla fine degli anni Quaranta. Il debutto nel 1948, alla Fenice di Venezia, come figliastra in «Sei personaggi in cerca d’autore» con ovazioni di pubblico e di critica (“è nata una attrice di razza”-Renato Simoni)

Venne scritturata in seguito da  Luchino Visconti direttore della celebre compagnia   Stoppa – Stoppa   di stanza all’ Eliseo di Roma, dove partecipò  ai maggiori allestimenti dei primi anni Cinquanta: dal  Tennessee Williams di “Un tram che si chiama desiderio” al   Goldoni  ‘rivoluzionario’  “La Locandiera” sino  al disvelamento di  un  autore italiano di sicuro successo  quale il Diego Fabbri  del “Seduttore” .  Va de sé che l’incontro con Visconti ebbe i suoi risvolti conflittuali, le sue scenate di dispotismo (lui)  e di intrepida resistenza (lei) , culminate nell’affronto di Rossella di abbandonare il nobiluomo e  andarsene a recitare con il rivale Giorgio Strehler , al Piccolo di Milano, per  una mediocre commedia di Alberto Moravia (“La mascherata»”). Trasferta che la portò a conoscere il giovane Romolo Valli, compagno e sodale di De Lullo, con cui (nel 1954) diedero vita al gruppo De Lullo-Falk-Buazzelli-Guarnieri-Valli, conosciuta immediatamente    quale  «Compagnia dei Giovani».  sodalizio di arte e di amicizia   al quale si devono spettacoli memorabili per la precisione, la fantasia e l’eleganza degli allestimenti (quasi tutti diretti da De Lullo): dalle più originali interpretazioni di Pirandello, alla individuazione  di un grande drammaturgo come Giuseppe  Patroni Griffi, che per “i giovani” scrisse le sue più belle commedie:  “D’amore si muore”, “Metti una sera a cena” , “In memoria d’una persona amica”, “Persone naturali  e strafottenti”, espletate in un tipo di teatro indubbiamente borghese, ma pervaso da recitazione asciutta,priva di fronzoli e bellurie, dotata di senso critico rispetto al contesto sociale in cui agiscono i personaggi (ovvero l’Italia del finto benessere, delle false illusioni che usciva stremata da due guerre mondiali)

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La Falk, che aveva sempre privilegiato lo spazio scenico (lo spettacolo “dal vivo”)  rispetto al set cinematografico,  aveva di  slancio ‘ceduto’ al Fellini di   “8 e 1/2″ (1963)  ed al Pietrangeli di  “Io la  conoscevo bene” (1965). In trasferta hollywoodiana per Robert Aldrich (“Quando muore una stella” del 1968), aveva siglato le sue ultime partecipazioni da “guest star” con Dario Argento  (“Non ho sonno”  del 2001) e Cristina Comencini (“Est Ovest” del 2009)

In televisione aveva spopolato con alcuni classici dello sceneggiato televisivo, dalla vita di «Giuseppe Verdi» (1963) a «Il segno del comando» (1971). Labbra sottili, sorridenti, di enigmatico ardore.

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