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Rai: non vedo nessuna autoriforma

 

“Vendere la Rai a chi e perché?” si chiede Beppe Giulietti commentando la proposta del Movimento 5 Stelle. Non mi sfugge il peccato di omissione commesso da Grillo. Se la prende con “malarai” e  “malapolitica” (i partiti), ma non dedica una parola al conflitto di interessi, al dominus del sistema televisivo italiano, Silvio Berlusconi, che controlla sistema pubblicitario e auditel, e continua ad essere l’azionista di maggioranza anche della Rai. L’altra sera, seguendo La7, mi sono reso conto che si ripetevano, a distanza di mezz’ora, gli stessi spot pubblicitari.  Se mancano risorse anche per la televisione di Mentana e Santoro, di Lerner e Crozza, perché se ne dovrebbero trovare per le Reti Rai che grillo vuole liberare? E poi, chi dispone oggi della liquidità sufficiente per comprare? Chi, se non lo stesso Berlusconi (o i suoi soci e prestanome), che può essere tentato di sbarazzarsi del concorrente pubblico per costruire un nuovo cartello, un duopolio Mediaset-Sky, ai primi il digitale terrestre ai secondi il satellite. Concordo con Giulietti.

Non vorrei, tuttavia, che sottovalutassimo l’affondo di Grillo. Egli sta orientando contro la politica, contro i partiti e contro la Rai, il disgusto che tanti italiani provano davanti alle manifestazioni del pensiero unico televisivo. Il fastidio per l’intrattenimento volgare. Per l’assenza di una identità di canale, che si fondi sulla ricerca del confronto e di uno scambio vero con il proprio pubblico. La voglia di spegnere il televisore davanti alla riduzione della drammatica crisi politica e istituzionale che viviamo a uno sguaiato e giulivo beccarsi tra polli. Per non parlare del silenzio su chi non ha potere. Del disinteresse per la Cultura e la politica internazionale (tranne che non entri, per qualche motivo, nella nota di politica interna). Se la televisione resterà questa, la Rai continuerà a essere il vaso di coccio.  E se Monti, Grillo, Berlusconi convergeranno, come mi sembra possibile, su una sorta di neo liberismo culturale (dagli ai partiti, ai sindacati, alla Tv di Stato) non ci sarà nulla e nessuno che potrà salvare l’Azienda cui ho dedicato 35 anni della mia vita.

E’ un grido di dolore, questo. Non vedo nessuna autoriforma della Rai. Tarantola e Gubitosi, l’intero gruppo dirigente della Tai, non ha finora proposto una sola idea originale per riqualificare i palinsesti. Non si è avviato un confronto con i lavoratori, a viso aperto, per ottenere più mobilità, inventare nuove figure professionali, aprire al contributo creativo dei dipendenti e ridurre, per questa via, i costi aziendali. Si continua a confondere “servizio pubblico” e “par condicio”, autonomia e bacio della pantofola di questo e quell’altro. Né ho notizia di una reazione Rai alla “querela temeraria” dell’Eni contro Report. La BBC, con cui tanto ci si riempie la bocca, avrebbe sguinzagliato i segugi di tutte le Reti e le Testate- Fare luce su Scaroni, gli affari, il passato e le amicizie che lo sorreggono. Sappia chi vuole imporre un bavaglio, che su di lui si accenderanno i riflettori. Sbaglio?

 

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