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LUCIA UVA: “Non lasciatemi sola”

 

Sono trascorsi quasi cinque anni da quella notte tra il 13 e il 14 luglio del 2008 quando, fermato dai carabinieri, Giuseppe Uva fu portato nella caserma di Varese e vi rimase per tre ore, poi fu trasferito in ospedale e morì. Aveva 43 anni. Da allora la sorella Lucia e i familiari cercano la verità su quell’assurda morte. Chiedono che si indaghi e che si arrivi finalmente a dissipare la nebbia che avvolge tutta la vicenda. Una vicenda a forte rischio prescrizione. Articolo21 ha intervistato Lucia, la sorella di Giuseppe.

Signora Uva, teme che non si faccia mai luce sulla morte di suo fratello?
Sono molto preoccupata: il tempo passa ma la verità non si avvicina, tutt’altro. Il rischio che arrivi la prescrizione è fortissimo. Chiedo giustizia, ma non si sa come, il fascicolo su mio fratello rimane chiuso.

Intanto però è stata denunciata lei per diffamazione…
Si, ed è assurdo. Mi sento intimidita e sono preoccupata per me, per i miei familiari, per chi mi sta vicino. A questo proposito rivolgo un appello al ministro della Giustizia Severino, a quello dell’Interno Cancellieri, alla presidente della Camera Boldrini, perché ci diano una mano. Io voglio solo giustizia.

Pensa sia importante il ruolo dei mezzi di informazione per arrivare alla verità?
Senza voi giornalisti tutto sarebbe rimasto nell’ombra. Grazie a molte testate, cominciare da Articolo21 tutti conoscono la storia di mio fratello, come conoscono quella del povero Federico Aldrovandi che ha ottenuto giustizia grazie alla tenacia della madre, Patrizia Moretti, e ai media che hanno portato i fatti a conoscenza di tutti.
Per questo vi chiedo di non abbandonarmi, di non lasciarmi sola, di continuare a parlare della mia vicenda e delle altre meno note. Solo così ho speranza di arrivare alla verità. Solo così possiamo evitare che fatti come questo si ripetano in futuro, che altre vite si spezzino senza un perché.

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