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Al cammino di Papa Francesco “bastano due calzari e una bisaccia”. E questo spaventerà molti

 

Il pontificato di Papa Francesco è iniziato anche formalmente di fronte al popolo e ai re, ai capi di Stato e ai semplici fedeli. Una giornata memorabile che non si chiuderà con le immagini dei telegiornali, con l’ emozione dell’ incontro, visto da tutte le televisioni,  con una persona gravemente malata. Non resteranno senza seguito gli indirizzi che ha dato,  la forza delle parole, lucide e acute, emotivamente intense. Questa cerimonia, studiata fin nei minimi particolari (il silenzio con cui ha risposto al saluto di un Capo di Stato africano che ha la riprovazione internazionale, il Vangelo letto nella lingua greca – “non anche in latino per semplicità. Di latino c’ è n’ è fin troppo” ha detto Padre Lombardi). Un omaggio agli ortodossi? Un segnale ai seguaci di Lefevre che riconoscono solo la messa recitata in latino? E poi, questa omelia, in un mondo indurito dalla violenza della crisi, da un mondo dove tutto è a misura di squalo e di risultati finanziari, costi quel che costi, dove non contano i massacri di una civiltà, della vita di un popolo.

In un mondo dove sono cadute le ideologie, dove sono caduti regimi che, sia pure strumentalmente, difendevano gli operai e le masse di lavoratori sfruttati, dove è caduta l’autorevolezza di molte autorità politiche, visto e constatato che molti discorsi che parlano di diritti, giustizia, povertà, disoccupazione, sembrano più apparati retorici utili per catturare consensi elettorali, che convinzioni morali, Papa Francesco, si è posto a un gradino di autorevolezza morale, di credibile difesa degli ultimi, che non molti leader politici o capi di stato possono vantare. Anzi la chiarezza dei valori espressi da questo Papa metterà in imbarazzo parecchi di questi leader. Sarò un interlocutore cordiale ma ostico. Difficilmente si farà portare a spasso da inchini, convenevoli, buone parole. Lui, le parole, quando le usa, le sente, rappresentano le sue convinzioni, il suo disegno di governo, la sua determinazione, dolce e affettuosa, ma ferma, fissa sulla figura di Gesù Cristo e sugli ultimi, su coloro che soffrono,  su coloro che non hanno pace, che vivono su una terra devastata da uno sfruttamento criminale.

Ha scritto un Padre della Chiesa: “Noi siamo i veri atei, gli atei che non credono in tutti coloro che pretendono di presentarsi come Dio senza esserlo”. Da questo punto di vista Papa Francesco è un autentico ateo. Non crede al dio Potere, al dio Finanza, al dio sfruttiamo comunque la terra, inquiniamola, distruggiamola, basta far soldi. Non crede ai capi di Stato che si presentano con un dio mentre in realtà sfruttano per i loro disegni personali il potere che il popolo gli ha dato, ignorano i problemi del loro popolo, la drammaticità della situazione di molte situazioni umane.

Papa Francesco non è solo stato netto su molti problemi, sui diritti degli ultimi, ma ha dato a tutti una speranza “non bisogna aver paura della bontà, della tenerezza”. E’ un uomo che vuole conquistare l’ uomo, manifestare la ricchezza di una vita piena, della grande libertà, della cospicua ricchezza che si apre una volta che si è sgombrato il campo dall’ illusione di vita rappresentato dal vitello d’ oro.

La gente che è accorsa così numerosa in Piazza San Pietro, nelle vie e nelle piazze circostanti, la gente che lo segue attraverso i mass media, è anche il segno che molti hanno trovato una speranza, la fiducia in un impegno che ha trovato una guida, una forza per combattere,  ottenere, valorizzare le molte potenzialità che è in grado di liberare una società giusta, che si preoccupa degli ultimi, di conservare il creato, di costruire la pace.

Questo Papa che ricorda Papa Giovanni XXIII (quando ha celebrato la messa nella Capella Sistina ha voluto che l’ altare fosse rivolto verso i fedeli; nel rispondere all’ autorità spirituale degli ebrei d’ Italia, ha fatto esplicito e non casuale riferimento al Concilio Vaticano II), nasconde dietro un’ apparente semplicità una grande profondità, spirituale, morale, intellettuale. L’ uomo è di fede ricca, ampia, intelligente, determinato. Potrà vincere o perdere la sua battaglia. Una cosa è certa: molti con lui dovranno confrontarsi, non se la caveranno con qualche donazione. A molti darà fastidio, ma molti sulle sue parole riprenderanno un cammino che non finirà dopo qualche kilometro. Come è scritto nelle scritture, al suo cammino “bastano due calzari e una bisaccia” e questo spaventerà molti che si sono abituati al fatto che tutto si può comprare, tutto si può corrompere. Ma per i molti che si spaventeranno molti di più, una moltitudine oggi ancora non misurabile prenderà coscienza dei propri diritti, dei propri compiti. Per questi si aprirà un futuro ricco di speranza e di possibilità, la consapevolezza che questa vita vale la pena di essere vissuta, che per dei valori autentici ci si può battere e allo stesso tempo essere uomini che provano la bellezza della bontà e della tenerezza.

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