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“Le rose d’acciaio”. Storie di donne per raccontare l’Ilva

 

“Guardare una donna negli occhi e ascoltare la sua vita è il regalo più bello che si possa ricevere …” si legge sulla pagina facebook de “Le rose d’acciaio”, un progetto messo in atto da quattro ragazzi salentini, che intende dare voce  alle mogli, madri, figlie e fidanzate dell’universo che brulica dentro e intorno all’Ilva di Taranto. L’attrice Roberta Natalini, il giornalista Maurizio Distante, la video maker Silvana Padula e il fotografo Daniele D’Errico non sono originari della città dove sorge il polo siderurgico più grande d’Europa eppure hanno avvertito il bisogno di soffermarsi a riflettere su questo incubo ambientale che da anni ormai distrugge giovani vite seminando dolore e lacrime. Ma le donne di Taranto, città pugliese che un tempo fu capitale della Magna Grecia, hanno ereditato dall’epoca ellenica la dignità e la volontà di unire le proprie forze combattendo contro un mostro che con il suo fumo nero sta annientando una realtà meridionale che meriterebbe molto di più che un ricatto occupazionale nell’industria metallurgica. Il team di professionisti, tuttavia non intende “inquinare” il progetto con le proprie considerazioni, vuole invece accomunare le speranze delle donne tarantine ecco perché la scelta di creare un’allegoria usando la raffinata immagine della rosa, simbolo per antonomasia della delicatezza e sensibilità femminile, accostata poi al sostantivo alluminio facendo intuire così il nesso con la materia prima prodotta dall’Ilva.

Il 16 ottobre si è festeggiato il battesimo de “Le rose d’acciaio”, giorno in cui i giovani ideatori hanno raggiunto l’epicentro di questo terremoto mediatico e giudiziario ancora in corso, registrando un video in bianco e nero dove sullo sfondo di una Taranto invasa dai fumi tossici compare Roberta Natalini che indossa una mascherina igienica e lancia il messaggio del progetto attraverso lo scorrere di fogli sui quali si legge: “Ogni viaggio comincia con un primo passo. Oggi 16 ottobre 2012 comincia il nostro. Un percorso dalle rose alle loro spine attraverso cunicoli di metallo in deserti di polvere …. Seguiteci”. Il lavoro è a metà dell’opera perché si potrà assistere allo spettacolo teatrale già nel mese di marzo a Mesagne, Latiano, Taranto, Lecce, Brindisi e molte altre tappe. Il lavoro diventerà poi un documentario da diffondere e divulgare affinchè tutti possano sentirsi parte attiva di una lotta per il rispetto dei cittadini che mira all’equilibrio fra diritto al lavoro, alla salute e alla tutela dell’ambiente.

La piece teatrale accompagnata dalle musiche del pianista Danilo Leo, si basa sui monologhi dell’attrice Roberta Natalini che si avvarrà della testimonianza delle donne che sono stanche di piangere, di assistere inermi dinanzi alla morte dei loro cari, di sapere che il figlio che cresce nel loro grembo potrebbe nascere con gravi malformazioni, costrette a combattere contro malattie terminali già in giovane età. Gli ideatori del progetto sono consapevoli che il percorso intrapreso è difficile, irto di ostacoli proprio come le spine di una rosa, la determinazione tuttavia sarà il carburante di un’iniziativa che merita di essere sostenuta non economicamente, ma con la stessa tenacia di chi crede che sia possibile smuovere le coscienze anche e soprattutto con le parole dettate dai sentimenti più nobili e profondi.
Il messaggio de “Le rose d’acciaio” è sostenuto dalle migliaia di persone che hanno sfilato nei cortei di protesta organizzati nei mesi scorsi tra le vie di Taranto, sono state manifestazioni promosse dalle associazioni ambientaliste e dai singoli cittadini che insieme vogliono esprimere tutta la loro disapprovazione sulle scelte imprenditoriali finora adottate a discapito di un’intera comunità: tarantini, salentini, pugliesi, italiani tutti!

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