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Sardegna. Giornalisti picchiati a Orosei e Alghero. Hanno riferito fatti di cronaca

 

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Nuovi segnali di grave intolleranza per l’informazione giornalistica arrivano dalla Sardegna. Un giornalista è stato minacciato ed aggredito a Orosei, un altro ad Alghero. Avevano scritto per il loro giornale, la Nuova Sardegna,  degli articoli riportando fatti di cronaca  effettivamente avvenuti. Uno degli episodi ha creato tensione fra gli stessi cronisti e la questione è stata deferita all’Ordine dei Giornalisti. Gli episodi sono stati segnalati con preoccupazione dalla Giunta sarda dell’Unione Nazionale Cronisti Italiani, che ha espresso solidarietà ad Angelo Fontanesi e ad Andrea Massidda, ai quali va anche la solidarietà di Ossigeno.  

OROSEI – Il giornalista Angelo Fontanesi cronista della Nuova Sardegna, era uscito da casa come ogni mattina per comprare il giornale. Ma quel giorno, apparentemente uguale a tutti gli altri, è stato raggiunto nella piazza centrale del paese da uno sconosciuto che lo ha aggredito prima a mani nude, poi con una spranga di ferro raccolta da terra. L’uomo si è allontanato  lasciando Angelo Fontanesi a terra, dolorante. È successo in Baronia, ad Orosei, in provincia di Oristano, lo scorso 7 Dicembre.

“Mentre  mi colpiva – ha raccontato il giornalista ad Ossigeno – io non capivo perché ce l’aveva con me. Mi proteggevo il volto con le mani e continuavo a chiedergli di smettere, di dirmi chi fosse, cosa volesse, perché mi aggrediva. Prima di andarsene mi ha risposto. Mi ha detto nome e cognome. Mi ha accusato di averlo diffamato con un articolo “.

Angelo è stato picchiato per aver raccontato un banale fatto di cronaca. “Ho semplicemente riferito – ha spiegato – il contenuto di un comunicato stampa su una inchiesta dei carabinieri di Siniscola, che hanno denunciato alcune persone per un furto d’acqua”. Fra l’altro, l’articolo riportava solo l’età e le iniziali delle persone coinvolte. Erano accusate di aver fatto un allaccio abusivo ai danni della società di servizio idrico Abbanoa. Gli accusati erano padre e figlio.

Angelo Fontanesi si considera un cronista prudente, esperto e scrupoloso. “Scrivo di cronaca nera da quasi vent’anni.  Credo di essere sostanzialmente apprezzato per il mio lavoro. Infatti – racconta – mi è arrivata solidarietà un po’ da tutte le parti. Un cronista deve riferire i fatti della cronaca locale. Non è un semplice passacarte. In questo episodio la cosa più assurda è che ciò che ho scritto nell’articolo è il contenuto di un comunicato stampa. Non era certo uno scoop. Non si può proprio dire che io sia stato imprudente o fazioso, che abbia voluto scegliere proprio quella notizia per danneggiare qualcuno. Insomma ciò che è capitato a me poteva capitare a chiunque  fa onestamente questo lavoro”.

Fontanesi ha presentato formale denuncia per minacce e lesioni nei confronti del suo aggressore. E’ rimasto sorpreso dalla reazione violenta anche se le intimidazioni per lui non sono una cosa nuova ” Sei o sette anni fa – ricorda -, una notte, mentre dormivo con mia moglie, spararono dei colpi dentro la mia camera da letto”. Le indagini partirono, con una denuncia verso ignoti ma non fu mai trovato il colpevole. “Spesso”, prosegue, “in redazione arrivano messaggi anonimi. Ma il giornale va avanti comunque, ognuno continua a a fare il suo lavoro. Noi cronisti formalmente siamo liberi di scrivere tutto ciò che fa notizia – dice Fontanesi  – ma di fatto ci sono cose che non possiamo scrivere senza correre rischi. Ci sono cose che non possono essere scritte. Quando sei in cronaca nera sei sempre sul  ’fronte’”. La vita in Baronia non è sempre tranquilla. Negli ultimi mesi si sono moltiplicati i casi di minacce contro per esempio le autorità locali.  L’ultimo episodio, pochi giorni fa, quando il sindaco di Santu Lussurgiu ha ricevuto due lettere anonime con minacce di morte. Fontanesi parla spesso di questo fenomeno nei suoi articoli.

ALGHERO – Cambiamo zona, paesaggio, provincia. Andiamo ad Alghero in riva al mare. La città apparentemente è tranquilla. Ma negli ultimi mesi hanno cominciato a manifestarsi fatti strani e minacce plateali contro i giornalisti. L’episodio che ha avuto più risonanza risale allo scorso giugno, quando la redazione di Alguer.it  fu colpita da una fucilata. Ad Alghero l’ultimo giornalista preso di mira è stato Andrea Massidda, anche lui collaboratore della Nuova Sardegna. E’ stato aggredito e schiaffeggiato all’improvviso, mentre si trovava in un pub con gli amici. L’aggressore è parente di un ragazzo algherese morto a Londra in circostanze drammatiche. ” Io quell’uomo non lo conoscevo. Si è avvicinato – racconta Andrea ad Ossigeno– mentre parlavo con i miei amici e con un collega tedesco e mi ha dato due schiaffi, uno  leggero, l’altro piuttosto forte”.

L’episodio del pub in realtà è arrivato al culmine di una sequela di avvisi e minacce contro il cronista, che aveva firmato l’articolo di cronaca sulla morte del giovane. Andrea racconta: “Il 17 ottobre,  ricordo bene, il mio caposervizio mi chiamò da Sassari intorno alle 21. Un ragazzo algherese era morto a Londra e io dovevo verificare la notizia con i suoi familiari”. Il giornalista si attivò, mettendosi in  contatto con i parenti. Nel frattempo alla redazione di Alghero e alla redazione centrale di Cagliari arrivarono telefonate perentorie di altri familiari che chiedevano di non pubblicare quella notizia.

“Alla fine  un cugino di primo grado del ragazzo – racconta Andrea Massidda – ci chiese di aspettare  visto che lui stava partendo per Londra per capire cosa era successo. Poi ci ha raccontato che il ragazzo aveva avuto un attacco di panico ed  era stato ricoverato in ospedale dove,  a mezzogiorno  del giorno successivo, era morto”. Antonio continuò a cercare notizie con ulteriori verifiche apprese una diversa versione dei fatti. Si annunciava un’autopsia e un esame tossicologico in corso. Andrea diede quella notizia. La Metropolitan Police di Londra ha riferito in un secondo momento alla redazione che la causa della morte poteva essere una overdose da crack.

“Noi abbiamo agito con grande tatto. Abbiamo scritto un primo articolo di cronaca con le informazioni che avevamo in quel momento. Anche il titolo fu rispettoso: “Algherese muore in circostanze misteriose”. Ma ad alcuni non sembrò corretto. Dopo la pubblicazione del primo pezzo arrivarono in redazione telefonate anonime minacciose.

Ci fu tensione anche fra i giornalisti. Un collega di una tv locale  intimò a Andrea Massidda di non pubblicare quella notizia. Questo intervento è stato segnalato dal cronista della Nuova Sardegna come un comportamento scorretto all’Ordine dei Giornalisti.

“Io capisco e rispetto il dovere di tutelare la rispettabilità delle persone.  Infatti  il mio giornale ha fatto molta attenzione. Ci siamo rivolti alla Farnesina ed all’Ambasciata italiana a Londra, per capire meglio cosa fosse successo”.

Andrea, informato poi dalla polizia inglese riporta le cause della morte: “Nell’ultimo articolo abbiamo scritto che era morto di overdose, lo abbiamo scritto senza mettere la foto. Abbiamo semplicemente fatto il nostro dovere di giornalisti. Questa serie di telefonate e di informazioni poco chiare ricevute fin dall’inizio ci ha insospettito e ci ha spinto a capire meglio. Immagino che per i familiari non sia stato facile accettare questa attenzione pubblica”, conclude il giornalista.

Per Andrea è invece meno comprensibile l’interferenza del suo collega giornalista che gli ha chiesto di non riportare la notizia per rispetto dei familiari. “Te lo puoi aspettare da un cittadino che non conosce le regole del giornalismo, ma non da un altro giornalista. Ma anche le intimazioni di singoli cittadini a non rispettare le regole dell’informazione sono gravi. avut Se passa il messaggio che bisogna giustificare una persona che per ragioni sue ti minaccia,ciò significa che non si può fare informazione liberamente”.

SOLIDARIETA’ – Massidda ha avuto sostegno anche da parte dell’Ordine“C’è una manifestazione di profonda solidarietà nei confronti dei due colleghi e condanniamo gli episodi” afferma il presidente dell‘Ordine dei giornalisti della Sardegna Filippo Peretti che ricorda casi precedenti.  ”Ci siamo mossi qualche mese fa – racconta Peretti – per il caso diAlguer.it testata che ha subito un atto intimidatorio”. Lo scorso 27 giugno nel cuore della notte,  uno sparo ha attraversato il portone della sede della redazione, a quell’ora fortunatamente vuota. Abbiamo fatto in merito una manifestazione pubblica sempre ad Alghero.  Per questi ultimi due casi, speriamo che le indagini facciano il loro corso. La situazione non è drammatica, ma c’è più che altro un clima di intolleranza verso il cronista. Cerchiamo comunque di monitorare, senza sottovalutare gli episodi. Non vorremo che diventasse pian piano un fenomeno diffuso”.

di Stefania Carboni

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