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Situazione di grave allarme per la Sala Stampa Italiana

 

di Angelo Bocconetti
Nel corso della cerimonia del Ventaglio, l’associazione della stampa parlamentare ha messo al corrente il presidente Napolitano della concreta possibilità che la Sala Stampa Italiana possa essere chiusa d’autorità. Per offrirti un quadro completo della situazione ti offriamo questo piccolo dossier. E saremo lieti del tuo eventuale interessamento La Sala Stampa Italiana – già delle Poste, oggi di competenza del ministero per lo Sviluppo economico – secondo la legge istitutiva garantisce supporto ai giornalisti impegnati al lavoro nella capitale per testate non romane. Oltre al materiale nella cartellina, per comprendere il ruolo ed il significato della Sala Stampa Italiana, basti ricordare che gran parte dei colleghi è comunque passata di lì (Paolo Ruffini, Paolo Liguori, Amedeo La Mattina, Giuseppe Sanzotta, Claudio Sardo, Enzo Iacopino, Alessandro Cassieri, Claudio Sonzogno, Giovanni Garofalo, Guelfo Fiore, Raffaele Marmo, Walter Semeraro, Guido Paglia, Arturo Diaconale e – ti assicuro – tantissimi altri). Ora ministero ha deciso di dimezzare il personale (da 6 a 3 sole unità), in un’ottica che sembra voler portare alla chiusura della struttura in dicembre. Stiamo cercando di far sentire la nostra voce, con comunicati, interrogazioni parlamentari, interventi di Odg e sindacato.

Questo il fatto che pregiudica gravemente la nostra possibilità di lavorare -da martedì 3 luglio, 3 unità di personale (sulle 6 in organico, del Ministero dello Sviluppo Economico) sono state allontanate dalla Sala Stampa Italiana, presso Palazzo Marignoli, in Piazza S. Silvestro 13, e destinate ad altro incarico con effetto immediato; – a seguito della disposizione del Ministro, pertanto, da mercoledì 4 luglio l’orario di apertura della Sala Stampa si riduce drasticamente: il personale dovrebbe chiudere la sede intorno alle 15,30 con effetti negativi sui giornalisti che lì lavorano. Per il futuro, la situazione non cambierebbe: la Sala Stampa chiuderebbe tra le 15,30 e le 16, oltre che l’intera giornata del sabato, della domenica e di tutte le festività infrasettimanali; – è di tutta evidenza come tali orari appaiano inconciliabili con le esigenze dei giornali e dei giornalisti; – i giornalisti sollecitano il passaggio delle competenze dal Ministero alla Presidenza del Consiglio, così come avvenuto per la Sala Stampa Estera e comunque chiedono il ripristino dell’organico necessario ad un normale ed efficiente funzionamento della struttura; – è opportuno ricordare che in Sala Stampa lavorano abitualmente giornalisti in servizio, tra le altre, alle testate Il Secolo XIX, Quotidiano Nazionale (Giorno, Nazione, Resto del Carlino), Il Sole24Ore, Gruppo Aga (Arena Verona, Bresciaoggi, Giornale di Vicenza, Incittà Verona, IncittàBrescia, IncittàVicenza), La Gazzetta del Mezzogiorno, La Sicilia, Il Corriere del Mezzogiorno, Editoriale Trasporti, oltre a giornali online (First online, Ogginotizie). La Sala Stampa dà inoltre ospitalità a colleghi occasionalmente impegnati in servizi nella Capitale. Quotidianamente, a Palazzo Marignoli sono impegnati almeno settanta giornalisti; -la decisione del Ministero rischia di pregiudicare gravemente la possibilità di lavoro dei giornalisti e, inoltre, si prefigura come l’anticipazione di ulteriori pesanti misure (dal Ministero si è lasciato trapelare che entro dicembre saranno allontanate anche le ultime 3 unità rimaste in servizio e che la sede potrebbe essere trasferita in zone periferiche o comunque assai lontane da Palazzo Chigi, Montecitorio e Senato) verso una prevedibile assoluta inagibilità della struttura, che così rischia la chiusura dopo quasi cento anni di vita al servizio dell’informazione. Saranno inevitabili gravi riflessi anche sul piano occupazionale, segnando così una incomprensibile disparità di trattamento con i colleghi della Stampa Estera ai quali viene garantita, in altra sede, la possibilità di fare il loro lavoro. I giornalisti chiedono quindi: a) il ripristino di un organico in grado di far funzionare efficacemente la sede; b) la garanzia che un eventuale (e prevedibile) trasferimento di sede comunque assicuri locali logisticamente confacenti alle modalità del lavoro giornalistico, quindi sempre in zona centrale (per esempio largo Brazzà) e non certo in lontane periferie.

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