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Troppi giornalisti minacciati. Commissario Diritti Umani Consiglio Europa cita l’Italia

 

Il commissario dei diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Muiznieks, ha lanciato un forte allarme sulla diffusione di minacce contro i giornalisti. Muiznieks, che è un giurista di nazionalità lettone, ha chiesto a tutti i governi e a tutti i rapprentanti politici dei 47 Stati membri, fra cui l’Italia, richiamata esplicitamente, di ”dichiarare con forza” che gli attacchi ai giornalisti ”sono inaccettabili e non rimarranno impuniti”, saranno perseguiti con severità in quanto rappresentano una forma camuffata di censura che mina la democrazia.  Il Commissario ha citato l’Italia come uno dei Paesi membri del Consiglio d’Europa in cui quest’anno alcuni giornalisti sono stati attaccati per il loro lavoro mentre conducevano inchieste sulla mafia e sul malaffare.

Citando una sentenza della Corte di Strasburgo, ha aggiunto che i governi nazionali hanno l’obbligo di creare un ambiente favorevole che consenta ai giornalisti di pubblicare senza timore di subire violenza e ritorsioni anche le informazioni e le opinioni che possono essere considerate scomode da chi detiene il potere economico, culturale o politico.

Perciò, ha detto, le autorità devono aprire immediatamente inchieste per accertare le responsabilità di ogni attacco contro i giornalisti, devono impegnarsi affinché  i colpevoli siano individuati e condannati a pene conseguenti alla gravità del crimine commesso. Inoltre, ha sottolineato, le autorità devono agire con prontezza per offrire adeguata protezione ai giornalisti che subiscono minacce.

Le minacce e gli attacchi contro i giornalisti, ha sottolineato il Commissario Muiznieks,  equivalgono alla censura in quanto mirano a ”chiudere loro la bocca e a convincerli a non andare avanti con il loro lavoro”.
”Anche se non adotta i tradizionali metodi di censura basati sul controllo preventivo dei contenuti, un governo può essere accusato di censura se non fa abbastanza per combattere e punire gli episodi di violenza contro i giornalisti, perchè l’impunità incoraggia l’emulazione dei violenti”.

Muiznieks ha ricordato che la libertà dei media è la “linfa vitale della democrazia ed è un prerequisito essenziale per l’espressione di altre libertà”. Quest’anno, fino ad oggi, a differenza del 2011, nei 47 Stati membri del Consiglio d’Europa non è stato assassinato nessun giornalista, e mi auguro, ha detto, che l’anno possa concludersi così.

“Fare il giornalista è diventato pericoloso anche in Europa. Dall’inizio dell’anno – ha affermato Nils Muiznieks – sono molti ad aver subito aggressioni fisiche in Italia, Francia, Grecia e Germania, oltre che in Russia, Lettonia, Moldova, Montenegro, Romania e Azerbaijan. I rispettivi governi dovrebbero preoccuparsi più seriamente di tanta violenza che minaccia le radici delle nostre democrazie perchè, in realtà, si tratta di una forma di censura camuffata”.

“Ad aggredire i giornalisti un tempo erano persone violente mascherate e sconosciute. Da un po’ di tempo in qua invece – ha aggiunto – accade che fra gli aggressori ci siano addirittura agenti di pubblica sicurezza, persone appartenenti alla polizia di Stato. In Francia e Germania è accaduto ad alcuni media turcofoni che si sono occupati della minoranza curda. Mentre in Italia gli articoli contestati riguardano la mafia. Per di più, mentre le aggressioni fisiche hanno solitamente motivazioni venali o razziste, quelle contro i giornalisti sono veri e propri atti politici che tentano di ridurli al silenzio per impedire la rivelazione di casi di corruzione, abuso di potere o discriminazione nei confronti delle minoranze”.

“La libertà di espressione e di stampa è vitale per la democrazia perchè ne condiziona altre, come la libertà di riunione e di associazione. L’impunità, poi, incoraggia il ripetersi della violenza. Ecco perchè è urgente che i governi europei e l’intera classe politica condannino con fermezza tali aggressioni. Debbono fare in modo che le inchieste siano trasparenti e conducano rapidamente alla punizione dei responsabili. Inoltre, le autorità dovrebbero sollecitare una collaborazione tra la polizia e gli organi di informazione e considerare le aggressioni a giornalisti non solo come un atto di violenza, ma come un vero e proprio attentato alle libertà e ai diritti fondamentali dell’Uomo”.

tratto da www.ossigenoinformazione.it

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