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Il cavaliere inesistente

 

Calvino perdoni l’accostamento, ma l’ex Rampante è diventato Cavaliere inesistente. Negli ultimi mesi Silvio Berlusconi, dominatore incontrastato della comunicazione politica italiana per vent’anni, ha abbandonato la scena. Da quando Monti è andato a Palazzo Chigi, Berlusconi è mediaticamente scomparso. Rarissime le apparizioni in tv e le dichiarazioni, solo un poco più presenti i retroscena, verosimilmente lasciati filtrare dal suo staff o dai suoi parlamentari più fedeli. Una scelta intelligente, che si spiega con la necessità politica di far dimenticare agli italiani le pesantissime responsabilità sulla crisi economica e di recuperare punti nei sondaggi, da novembre ad oggi catastrofici o poco meno.

Molti pensano che il Cavaliere, sfumata l’ipotesi di salire al Quirinale, sia ormai disinteressato alla politica e che le sue preoccupazioni siano solo le vicende giudiziarie, le aziende e le questioni familiari. E che continui a coltivare la sua passione per la bellezza muliebre. Ma è difficile pensare che un uomo abituato a dominare la scena e che nel bene e (soprattutto) nel male è stato il mattatore della Seconda Repubblica decida di mollare tutto. Più verosimilmente, questa sua assenza è strategica. Sta lasciando fare al governo tecnico il ‘lavoro sporco’ su pensioni, tasse e lavoro per rimettere in ordine i conti.

Operazione che lui stesso non sarebbe stato in grado di fare per la debolezza del suo governo, per le resistenze interne (anche personali) e per l’onda d’urto delle piazze e del sindacato. In questo modo, lasciandosi pian piano dimenticare e lasciando sedimentare crisi e bunga bunga, potrà rifarsi una verginità e ripresentarsi all’opinione pubblica italiana, che notoriamente ha la memoria breve. Magari con un maquillage del Pdl. Forse non più in veste di primo attore ma “solo” di regista, burattinaio ed eminenza grigia.

Nel 2013 gli effetti delle manovre di Monti saranno evidenti. La responsabilità di queste manovre impopolari ricadrà sul governo dei tecnici e il Cavaliere, tornato a esistere e forte di una potenza mediatica ancora straordinaria, potrà ripresentarsi agli italiani. In tanti, nel centrosinistra, collegano la caduta di Bossi al declino del Cavaliere e danno per scontata la fine di entrambi. Attenzione a non vendere la pelle dell’orso prima di averlo preso, il silenzio del Cavaliere può essere una tattica di comunicazione politica per preparare un rientro col botto. Anche il silenzio è uno strumento di comunicazione.

da GLI ALTRI

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