Quella in corso nella Regione dei grandi laghi è la seconda emergenza di Ebola più grave della storia della malattia che ha fatto tremare il mondo. Eppure l’attenzione dei media mainstream è blanda. Siamo oltre i 1700 morti, per lo più concentrati nella Repubblica democratica del Congo ma il focolaio, estremamente preoccupante, si sta estendendo anche nei paesi confinanti. Da maggio scorso, quando è arrivata la conferma ufficiale dell’epidemia dall’Organizzazione mondiale della sanità, sono stati registrati casi anche in Uganda e Burundi..
Il sierotipo Bundibugyo è alla terza recrudescena ma questa volta sta colpendo in modo più massiccio e non c’è alcuna cura, a differenza di altri sierotipi di Ebola per i quali esistono i vaccini. Inoltre, per questo ceppo, nessuna organizzazione ha la capacità di effettuare test.
Durante lo scorso fine settimana sono arrivati decine di casi sospetti all’ospedale di Salama, dove un nostro collaboratore è stato alcuni mesi fa e ha raccolto le testimonianze degli operatori di Medici senza frontiere, che lì gestisce un progetto chirurgico.
Purtroppo nella struttura non c’è un reparto di isolamento.
Il team di Msf ha identificato come possibili inferto i pazienti e li ha trasferiti all’ospedale di Bunia. La struttura li ha però rimandati indietro, affermando che il reparto di isolamento fosse già pieno di casi sospetti e che non ci fosse spazio per accoglierli. Gli operatori di Bundibugyo hanno contattato altre strutture sanitarie per vedere se avessero reparti di isolamento. Ma risultano tutte piene.
Questo dà un’idea di quanto sia caotica la situazione in questo momento.
In questo contesto è di fondamentale importanza che il materiale sanitario e di contenimento dell’epidemia arrivi sul posto il più rapidamente possibile. A Bunia sono già arrivati oltre 3.000 tute complete di dispositivi di protezione individuale, garantendo un enorme sollievo per gli operatori sanitari impegnati in prima linea. Medici senza frontiere già da mesi sta inviando nelle aree più a rischio personale con grande esperienza nella gestione dell’Ebola per avviare l’allestimento di nuovi presidi per valutare come sostenere tutte le attività in Ituri, dove si registra il maggior numerosi di casi.
Msf in questo modo sta potenziando e integrando le misure di protezione e prevenzione dei progetti preesistenti, in modo da poter continuare a garantire l’accesso all’assistenza sanitaria e il supporto agli sfollati a causa del conflitto in atto nell’est del Congo.
