Giornalismo sotto attacco in Italia

Palestina in fiamme

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Ventisei palestinesi sono stati uccisi a Gaza dall’esercito israeliano nelle ultime ore. 19 i morti nella sola giornata di domenica. Israele intensifica i bombardamenti proprio mentre Trump annuncia ipocritamente la seconda fase del piano di pace. Costante la distruzione dei pochi presidi sanitari ancora funzionanti. L’obbiettivo è chiaro: rendere sempre più difficile la vita dei sopravvissuti nella striscia. Ormai è chiaro a tutti che a Gaza è più facile morire che rimanere vivi.

Nessun accenno di ritiro delle truppe, come previsto nel piano. Israele occupa il 63% di quella che era la striscia prima del 7 ottobre. E non ha alcuna intenzione di arretrare. Hamas, che ha rinunciato da tempo al governo di Gaza, è pronto a consegnare le armi, ma chiede che l’IDF lasci il territorio palestinese come da accordi.

Non avverrà mai. Continueranno invece a piovere bombe sugli accampamenti e sulle teste dei bambini.

Il piano di Israele, non lasciare più un solo metro ai palestinesi, prosegue anche in Cisgiordania. Nessuna prudenza, nessun “raffreddamento” della tensione. I coloni continuano i loro violenti assalti ai villaggi. Le incursioni dei coloni spalleggiati dall’esercito israeliano sono costate 6 morti nella zona di Tell e di Jit nei giorni scorsi: 4 sono palestinesi e 2 sono israeliani. I palestinesi devono subire senza reagire. Pena, la più violenta delle repressioni. Lo ha detto chiaramente Netanyahu ai suoi generali che paventavano una nuova intifada. Se ci sarà reazione, fa sapere il governo, attaccheremo con ancora più forza agendo nelle città della Cisgiordania come abbiamo agito a Gaza. E intanto ha ordinato un massiccio rafforzamento delle truppe dell’IDF.

Non ci sono aspettative di giustizia per i palestinesi. Il loro destino sembra ormai segnato in barba agli ipocriti auspici di chi, anche in Italia, si pronuncia ancora per la soluzione dei due stati. Israele non lo consentirà mai. Chi si nasconde dietro questa inesistente prospettiva lo fa solo per evitare una aperta condanna dei crimini di Israele.

L’ultima provocazione del ministro Ben Gvir — circondare le carceri israeliane con fossati popolati da coccodrilli del Nilo — è stata respinta dalla Corte distrettuale di Gerusalemme perché violerebbe i diritti di una specie a rischio di estinzione.

Siamo all’irrisione beffarda mentre ad estinguersi sono i palestinesi.

 

 


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