La Cassazione ha messo la parola fine a un contenzioso iniziato nel 2008, quando Libra Editrice (che pubblica i quotidiani “Corriere di Caserta” e “Cronache di Napoli”) citò in giudizio Roberto Saviano e Mondadori perché – dicevano loro – in Gomorra lo scrittore avrebbe utilizzato collage di articoli pubblicati precedentemente sui due quotidiani, senza citare la fonte.
Vent’anni e innumerevoli polemiche dopo, la I Sezione Civile della Corte di Cassazione ha sancito che non vi è mai stato plagio e ha condannato lo scrittore al pagamento di un risarcimento solo per essersi riferito ai giornali come “quotidiani locali” e non averli insomma chiamati per nome.
La Corte ha sì confermato il risarcimento di 10mila euro, ma non certo per plagio.
Plagio è “l’appropriazione, totale o parziale, dell’opera o delle idee altrui, spacciate per proprie omettendo di citare la fonte originaria”.
Non è quello che ha fatto Saviano.
Come avrebbe potuto volersi attribuire le infamie e le calunnie contro Don Peppe Diana pubblicate su quei giornali?
“Non volevo attribuirmi quelle parole, ma farle conoscere ai lettori. sono stato condannato a risarcire”.
Una vittoria per Saviano, insomma, che però in queste ore viene manipolata come una sconfitta.
La stampa di destra titola – come sempre – a suo piacimento, e i loro megafoni amplificano le bugie sui social.
Nel tempo della post-verità – in cui tutto vale purché sia spammato sui social – la destra vince perché ha capito una regola vecchissima: ripetere tante volte una bugia fa sì che le persone inizino a crederci per davvero.
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