Giornalismo sotto attacco in Italia

Dopo il referendum la seconda crepa: la destra sprofonda

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Lo strapotere della destra e di Giorgia Meloni, costruito su maggioranza blindata e poltrone, ha mostrato la seconda profonda crepa. Alla sonora sconfitta subita al referendum contro la magistratura si è aggiunta quella parlamentare, forse ancor più sonora perché ha
intaccato uno dei cardini della nuova legge elettorale. Un solo voto di scarto, ma è valso a dimostrare che la decantata inattaccabilità della maggioranza non esiste.
Legge elettorale anticostituzionale, come con determinazione sostengono quasi duecento costituzionalisti e giuristi, oltre a una miriade di associazioni culturali e di base – come noi di Articolo 21 – che proprio nel giorno del voto hanno indetto una significativa manifestazione davanti la Camera dei Deputati, a Montecitorio. La speranza è che questo primo voto parlamentare contro la legge truffa convinca alcuni traccheggiatori del campo largo o, se preferite, progressista, a smetterla con distinguo e perplessità. Importante il segnale politico, anche se è stato bocciato un emendamento che forse intendeva restituire – o faceva finta di farlo – agli elettori la possibilità di scegliere i propri
rappresentanti. Il voto ha dimostrato che una grossa fetta della destra non ne vuole sapere, mentre per l’opposizione era obbligatorio opporsi in modo compatto al primo giudizio sulla legge truffa. Se sarà varata una legge elettorale onesta si dovrà comunque pensare a
come restituire ai cittadini elettori la possibilità di scelta garantita dalla Costituzione. Un governo serio, non incollato alle poltrone, dovrebbe trarre la conseguenza più ovvia dal voto di sfiducia parlamentare: non c’è più la forte maggioranza sempre vantata, di conseguenza bisognerebbe almeno andare a chiedere a Mattarella quali sono gli obblighi costituzionali. Ben più importante sarà l’azione che dovrà essere messa in campo per bloccare la legge truffa a cui la Meloni tiene tanto. Il suo impianto è una netta, dichiarata violazione della Carta Costituzionale, con l’unico intento di sottrarre il potere esecutivo ad ognuno dei controlli incrociati previsti dai fondatori e dalle fondatrici.
Inaccettabile nel suo complesso, la parte che dovrebbe fare inorridire tutti i democratici convinti è quella relativa al premio di maggioranza. Basti pensare che la coalizione che dovesse vincere con almeno il 42% delle preferenze, conquisterebbe ben 70 seggi in più alla camera e 35 al senato. E al restante 40-41% andrebbero solo le briciole, cancellando di fatto le scelte di milioni cittadini. Cosa ne sarebbe della repubblica parlamentare? Sarebbe ridotta ad un bene di facciata per una Repubblica Democratica scardinata alle fondamenta. In nome della garanzia della poltrona, può bastare agli eredi del vero liberalismo, del centrismo, della Democrazia Cristiana, accettare la logica del totale tradimento di quegli ideali?


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