Se nel corso delle arringhe dei legali degli 007 a Rebibbia non erano poi mancate anche accuse alla stampa, colpevole secondo le difese di aver sposato le “suggestioni” dell’accusa, nell’ultima udienza è stata invece Anna Lisa Ticconi a scagliarsi direttamente contro il Fatto Quotidiano, bollato come “certa stampa“, con una irrituale dichiarazione al termine dell’udienza, di fronte alla Corte: “Questa mattina ho visto un articolo del Fatto Quotidiano. Ho letto l’ennesimo articolo che un giornale ha scritto sugli interventi dei miei colleghi. Sono amareggiata. Sono stati trattati male, come ci trattano male dall’inizio di questa vicenda“. E ancora: “Vorrei dire a certa stampa che nella diffusione dell’informazione c’è un solo limite, quello di non voler ascoltare, di non voler conoscere. Perché dovrebbe capire che la verità sta nel dubbio. È nel dubbio che si può capire quello che è accaduto. E non nell’aderire in modo fideistico a un’impostazione”.
Con queste parole la difesa del processo per la morte di Giulio Regeni si è scagliata contro il giornalista del Fatto Alberto Sofia ed è purtroppo la coda avvelenata di un dibattimento affatto semplice.
“Ancora una volta, persino nel processo Regeni, finiscono sotto tiro i cronisti. – ha dichiarato il coordinatore di Articolo 21, Giuseppe Giulietti, ha ha fatto parte della scorta mediatica al processo in tutti questi mesi – Questa volta Alberto Sofia, del Fatto Quotidiano, un giornalista serio, pacato, documentato, uno che ha seguito ogni udienza, non perdendo una parola. Anche questa volta le sue cronache sono state segnate da completezza e sensibilità. Chiunque abbia seguito la requisitoria del pubblico ministero Coloiocco non può che provare orrore per le azioni dei torturatori egiziani. Comprendiamo le difficoltà degli avvocati difensori, ma siamo certi che in cuor loro provano gli stessi sentimenti di milioni di italiane e di italiani. Solo che loro non lo possono dire o scrivere, invece Alberto Sofia, e tanti altri colleghi e colleghe, sempre presenti in aula, hanno il dovere di scriverlo senza censure e senza pregiuziali di natura alcuna. Senza dimenticare che sono passati dieci anni e che la famiglia Regeni attende ancora verità e giustizia. Altro che l’informazione, bel altri sono stati i condizionamenti che hanno pesato su questo processo. Per questo non ci stancheremo di essere scorta mediatica, di tenere accesi i riflettori, di impedire attacchi contro croniste e cronisti. Prossimo appuntamento il due agosto ore 18, gradisca, onde mediterranee con la famiglia Regeni e Alessandra Ballerini”.
(Nella foto l’aula del dibattimento del processo Regeni)
