A Vignasco ha perso la vita Touil Abderrazzak, un operaio di soli 38 anni. L’ennesima croce in un elenco che non smette di allungarsi e che racconta una realtà che troppi, in Italia, fanno finta di non vedere. Con questa tragedia abbiamo superato la drammatica soglia dei 500 morti sui luoghi di lavoro dall’inizio dell’anno, se si contano tutti i lavoratori e non solo quelli assicurati all’Inail. Per l’esattezza, l’Osservatorio ne ha monitorati 504 che diventano oltre 650 con l’itinere.
Monitoro la situazione della sicurezza sul lavoro da 19 anni come curatore dell’Osservatorio di Bologna, e i dati non mentono: i lavoratori stranieri in Italia stanno pagando un prezzo pesantissimo in vite umane. Dei 504 morti sui luoghi di lavoro registrati finora, ben 104 erano stranieri.
Mettendo a confronto i dati occupazionali con quelli della mortalità, emerge uno squilibrio matematico spaventoso: pur rappresentando circa il 10,5% della forza lavoro regolare, gli stranieri costituiscono oltre il 20% delle vittime sui luoghi di lavoro. Significa che, a parità di lavoratori attivi sul territorio, un lavoratore straniero in Italia ha un rischio di morire sul lavoro più che doppio rispetto a un collega italiano.
È ora di smetterla con la propaganda d’odio e di guardare in faccia la realtà:
- Sostituzione nei lavori rischiosi: In un Paese a crescita zero, dove non si fanno più figli, pretendiamo che siano gli immigrati a fare i lavori più umili, faticosi e pericolosi. Quelli che gli italiani non vogliono o non possono più fare.
- Sfruttamento e disparità: Sono spesso i meno pagati, i più ricattabili e i più esposti alla mancanza di sicurezza.
- Un pilastro insostituibile: Se domani questi lavoratori smettessero di arrivare o incrociassero le braccia, l’Italia si bloccherebbe all’istante e i costi del lavoro schizzerebbero alle stelle. Ci tengono in piedi, letteralmente.
La colpa più grave del razzismo di casa nostra è fare di tutta l’erba un fascio. È assurdo non fare una distinzione netta tra chi delinque e chi, invece, lavora onestamente ogni giorno per il nostro Paese, finendo poi per morire al posto nostro. Non si può accettare che oltre allo sfruttamento economico ci sia anche un massacro morale. E parliamo chiaramente, lo scrivo da anni nei miei post, prendendomi anche del razzista: nessuno meglio di me può comprendere la vita di un immigrato, lo siamo stati anch’io e la mia famiglia. Gli stranieri che hanno commesso reati vanno espulsi immediatamente, è su loro che si applica la propaganda razzista. Chi lavora onestamente merita dignità, sicurezza e rispetto, non una campagna d’odio permanente. Se i salari restano da fame, le tutele inesistenti e i ritmi massacranti, il rischio reale è che i lavoratori stranieri scelgano di abbandonare l’Italia per mete europee più sicure e dignitose, lasciando il nostro sistema produttivo a un passo dal collasso.
Il nostro cordoglio commosso va alla famiglia di Touil Abderrazzak. La sua morte non è un numero, è un richiamo alla coscienza di tutta l’Italia.
Un’ultima considerazione: non intervenire su questo fenomeno immediatamente assisteremo entro pochi anni alla fine della democrazia, non solo in Italia, ma in tutto l’Occidente.
Carlo Soricelli curatore dell’Osservatorio di Bologna morti sul lavoro, che ringrazia gli oltre 1000 visitatori che ogni giorno visitano il sito dell’Osservatorio http://cadutisullavoro.
