Giornalismo sotto attacco in Italia

I femminicidi esistono

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Il termine femminicidio, nell’accezione comunemente intesa, inizia a diffondersi in Italia a fine anni ’90, inizio del 2000. Prima si parlava di “violenza domestica” o “delitti passionali”, termini che nascondevano la dimensione di genere del fenomeno. In Italia, sono trascorsi più di 20 anni per arrivare a riconoscere il reato specifico di femminicidio. Era necessario? La tutela della vita non dovrebbe avere genere, infatti il nostro codice, ancora prima quello Rocco, prevedono la tutela della persona sulla base del principio di uguaglianza, costituzionalmente sancito, che non prevede distinzioni di sorta, ma questa tutela non è ancora effettiva nei confronti di un omicidio nei confronti di una donna. È stato necessario, sicuramente anche sull’onda emotiva sociale, con un lungo dibattito e con donne fatte a pezzi, accoltellate anche con 70 colpi, uccise davanti ai propri figli, messe in una valigia e buttate come spazzatura, introdurre il reato specifico di femminicidio. Nonostante la fattispecie ad hoc ancora non c’è un cambiamento concreto. Dietro a un numero c’è una vita, una madre, una figlia, un nome, una storia. Nel 2025, rispetto all’anno precedente, il numero dei femminicidi è diminuito, seppur in maniera minima, ma ciò non deve far calare l’attenzione perché anche una sola donna uccisa per mano di un uomo, che faccia parte o meno della sfera sentimentale, è sintomo di un fallimento sociale. La Spagna, nell’arco di vent’anni, è riuscita a far diminuire i femminicidi del 30%, passando da 71 vittime nel 2003 alle 47 registrate nel 2024. Giulia Selmi, docente dell’Università di Parma e studiosa della prevenzione della violenza di genere. In un’intervista al Corriere, osserva che la Spagna ha costruito un modello basato su più fattori, in cui la scuola ha un ruolo essenziale. «La Spagna vent’anni fa ha fatto una legge quadro: un approccio strutturale alla violenza, che ha la scuola come uno dei suoi assi fondamentali, ma anche la comunicazione sui media, l’accesso alla giustizia e la formazione degli ordini professionali (medici, giudici e poliziotti) e il sostegno al lavoro delle donne. Tutto questo ha ridotto i femminicidi in maniera significativa. Ci hanno messo vent’anni, c’è ancora molto da fare ma in Spagna c’è una tendenza netta al cambiamento che noi in Italia non abbiamo». Da diversi mesi la politica italiana discute se sia opportuno o meno inserire l’educazione emotiva a scuola. A novembre 2025 nel liceo romano “Giulio Cesare” sul muro del bagno è stata trovata la scritta “lista stupri”, con annesso elenco di nomi e cognomi delle studentesse. Già solo questi fatti, che non devono passare come una bravata, dovrebbero dare la conferma della necessità di avere un dialogo con le nuove generazioni ed è evidente che sia necessario averne uno anche con gli adulti, soprattutto se il padre di un nuovo partito, che si appresta a rappresentare con i suoi eletti i cittadini italiani, fra le prime affermazioni mostra l’intento di eliminare il reato di femminicidio.  La prima donna uccisa nel 2026 è Linda, 33 anni, è nigeriana, l’ex fidanzato connazionale il 23 dicembre l’ha aggredita, pestata con un manico di una scopa e ridotta in fin di vita, muore all’ospedale il 6 gennaio. Il 9 gennaio viene denunciata dal marito la scomparsa di Federica Torzullo. Le indagini portano dopo qualche giorno a indagare sullo stesso marito e, infatti, il 18 gennaio viene ritrovato il corpo della donna uccisa con 23 coltellate. Viene arrestato il marito che confesserà il delitto e probabilmente ha avuto dei complici per eliminare le tracce di quanto accaduto. Il 24 gennaio i genitori dell’uomo vengono ritrovati morti.

Se oggi siamo a questo punto, significa che qualcuno lo ha permesso e lo permette quotidianamente e, cosa ancora peggiore, è fare finta che non ci sia un problema. L’abitudine a vedere sempre la stessa immagine porta all’appiattimento emotivo, all’indifferenza e, non da ultimo, il bombardamento con alcuni messaggi sui social, che sappiamo bene come possano essere veicolati sul tipo di informazione da dare, porta a diffondere nell’opinione pubblica che non serva parlare di femminicidi perché ormai è scontato che ogni tre giorni almeno una donna viene uccisa violentemente. Quindi, non solo i femminicidi esistono, ma in Italia ci sono ancora tante riforme da portare avanti, tante informazioni da divulgare nelle scuole e negli ambienti di lavoro, c’è ancora tanto da fare.


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