Alessandro Mantovani, giornalista del Fatto Quotidiano, imbarcato per la seconda volta a bordo della Global Sumud Flotilla, racconta ad Articolo 21 la sua esperienza: il viaggio, le violenze, le torture, l’indegna esibizione del ministro della Sicurezza nazionale israeliano Ben-Gvir di fronte ai prigionieri e poi una riflessione sul futuro, sulle manifestazioni di piazza, sulle pressioni della società civile, sull’impegno politico di una nuova generazione resistente e sulla necessità, compresa a quanto pare persino da una parte del governo Meloni, di cominciare a condannare seriamente coloro un esecutivo che è andato al di là di ogni convenzione internazionale, violando sistematicamente i diritti umani e dando vita a un genocidio che non può e non deve essere chiamato con un altro nome.
Una testimonianza intensa e profonda che scuote le coscienze, al pari dei suoi articoli e dei suoi reportage. Sappiamo che si imbarcherà ancora, che ne scriverà ancora, che rischierà ancora in prima persona e che abbiamo a che fare con un giornalista che mette il proprio corpo, oltre che la propria anima, in una questione che riguarda tutte e tutti noi: la salvaguardia di un popolo, la difesa del suo diritto a esistere e la condanna senza appello di una barbarie che, se non sarà fermata, se ne porterà dietro altre, a cominciare dal giornalisticidio già in atto e finora costato la vita a centinaia di colleghe e colleghi.
Non possiamo restare indifferenti.
