“Basta impunità, Israele fa carta straccia del diritto internazionale e della libertà di stampa. Non sono sufficienti le parole di condanna, servono azioni concrete per ripristinare il diritto internazionale e la libera informazione. Il governo israeliano ormai si muove come le peggiori dittature grazie alla copertura e all’indifferenza di gran parte degli Stati. Le tiepide prese di posizione non fermano gli atti di pirateria in acque internazionali e le uccisioni mirate di giornalisti palestinesi, così come non hanno fermato i continui raid e i bombardamenti”.
Lo afferma Carlo Bartoli, Presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, commentando le vicende degli arresti in acque internazionali dei giornalisti a bordo della Flottilla.
Bartoli parla poi del blocco di Gaza, il divieto di ingresso per la stampa internazionale: “Ancora oggi nessun giornalista indipendente è riuscito ad entrare nella Striscia di Gaza per raccontare come sopravvive un milione e mezzo di persone nel disastro totale. La testimonianza del collega Alessandro Mantovani del Fatto Quotidiano che era sulla Flottilla, sequestrato e malmenato, aggiunge dettagli inquietanti a una vicenda indegna. A lui va la nostra solidarietà e la nostra vicinanza. La libertà di stampa non è uno slogan vuoto, va difesa e garantita, sempre e ovunque”.
Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti aveva chiesto alle autorità israeliane la liberazione di Mantovani, inviato del Fatto Quotidiano, di Simona Losito per Inside Over, di Martina Comparelli per Fanpage.it e delle altre e degli altri sequestrati dalle forze militari israeliane mentre erano a bordo di una imbarcazione della Global Sumud Flotilla, che portava beni di soccorso nella Striscia di Gaza: “Ancora una volta, con un atto di pirateria in acque internazionali, si blocca non solo il soccorso umanitario della martoriata popolazione di Gaza, ma si impedisce il diritto di informare sui crimini e sulle violazioni dei diritti umani. Non solo si vieta l’ingresso a Gaza ma si criminalizza l’informazione libera che trova peggiore espressione nell’uccisione sistematica dei cronisti palestinesi sul campo”.
